IoManager – Diario di Crescita

18/02/2008 – Dare e avere – la partita doppia dell’apprezzamento

02/18/2008 · Lascia un Commento

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“Affinchè sia davvero apprezzato, ciò che si “offre” in una relazione deve rispondere ai bisogni dell’altro. …..

Ho ricevuto una e-mail …che così riassumo: “…cerco sempre di essere disponibile con gli altri, ma al lavoro ho la sensazione che approfittino del mio carattere e della mia gentilezza e non mi rispettino…”….

Molte persone tendono effettuare una sorta di “bilancio” di ciò che danno e ricevano nei rapporti interpersonali, incorrendo spesso in cocenti delusioni….

…Anche il sottolineare continuamente la negligenza e l’egoismo di un collega … [può] addirittura accentuare tali atteggiamenti negativi ….

…Imparare a non sottovalutare gli aspetti positivi … invece di limitarsi a concentrare l’attenzione su ciò che un collega “non” è in grado di fare, lo motiverà a essere, a sua volta, più empatico….possiamo giovare di ciò che viene condiviso … anche se inferiore alle aspettative…

…E’ proprio il timore di non ottenere abbastanza che ci impedisce di ottenere di più, mentre un atteggiamento disinteressato e disteso … potrebbe garantirci quell’apprezzamento che desideriamo.

Molto, moltissimo dipende da noi, dalla capacità di trasmettere costantemente un’immagine che comunichi autostima, serietà, “forza” e pacatezza insieme.”

Angelo Boccato – Italia Oggi del 18/02/2008

pag. 47 “Psicologia del lavoro – Dare e avere. La partita doppia dell’apprezzamento sul lavoro 

Mail simili sono arrivate a anche a me (a proposito se vuoi scrivermi eugenio@iomanager.it).

Lamentarsi è un’attività molto diffusa. La questione centrale è: quale è il modo più efficacie (forse l’unico modo possibile) per cambiare gli altri e le loro (re)azioni?

La mia risposta è: cambiare te stesso, le tue azioni, i tuoi atteggiamenti. Il comportamento degli altri nei tuoi confronti (e non) è una risposta al tuo comportamento. Tu sei responsabile delle reazioni dell’altro esattamente come nella comunicazione è tua la responsabilità di quello che l’altro comprende di ciò che tu dici.

Non è facile, ma diventando consapevoli della nostra responsabilità tutto è più chiaro e semplice. Chiedendoci “cosa posso fare affinchè l’altro (re)agisca come desidero”, “cosa posso fare di diverso perchè l’altro muti atteggiamento” ci riappropriamo di quel potere di influenza che perdiamo quando riteniamo che dipenda tutto dall’altro, quando aspettiamo che l’altro capisca e si adegui.

L’altro spunto di riflessione riguarda le aspettative che poniamo negli altri, negli eventi, nel futuro. Le aspettative sono un arma a doppio taglio. Non averne significa non essere motivati ad agire, non avere quella spinta propulsiva che ti porta a realizzare con successo quelle imprese che altri riterrebbero impossibili. Averne in eccesso rischia di mortificare la motivazione, alimentare le delusioni e farti annegare nella tristezza o perfino nella depressione.

La giusta alchimia sta nel dare il giusto peso alle aspettative e alle sconfitte. Interpretare l’aspettativa in chiave di spinta propulsiva e la sconfitta come occasione di apprendimento, mantenendo la fiducia nella convinzione che costanza, flessibilità e passione producono inevitabilmente risultati.

Oggi, grazie ad Angelo ho imparato che:

Devo prendermi la responsabilità dell’atteggiamento degli altri nei miei confronti e grazie a questa presa di coscienza potrò aspettarmi il meglio dagli altri e da me stesso. Se non ottengo il risultato desiderato basterà cambiare strategia, perseverare e farmi guidare dalla mia passione.

E tu? Cosa hai imparato oggi? Condividi le tue esperienze e i tuoi pendieri lasciando un commento. 

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Categorie: Atteggiamento mentale · Cambiamento · Crescita · Sviluppo Personale
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