Apro la posta e trovo un messaggio dalla lista www.entusiasmo.info di Maurizio Fiammetta.
E’ un’articolo sulla felicità (in corsivo i miei commenti):
Che cosa dobbiamo fare per essere felici?
«Istintivamente riponiamo tutte le nostre speranze nelle condizioni esteriori. Non è sbagliato. È normale anelare a una vita lunga, in salute, in un paese libero e democratico. Ma è fondamentale che ci concentriamo sulle condizioni interiori. Perché la felicità non è una successione fortunata di eventi felici, ma è un modo di essere ottimale che ci dà le risorse per gestire ciò che ci succede. La strada per arrivarci è l’allenamento dei nostri sentimenti migliori: l’altruismo, la compassione, la pace interiore. Ed è anche la liberazione progressiva dalla collera, dalla paura, dalla gelosia, dall’orgoglio».
Certo, se fai dipendere la tua felicità da fattori esterni sei completamente privo di potere sul tuo stato d’animo! Non è una bella prospettiva, non trovi? Se riesci a trovare in te stesso le motivazioni, gli stimoli per esere felice tutto torna ad essere sotto il tuo controllo. E’ solo una credenza? Forse, ma è una convinzione positivia, che mi dà forza, per cui mi piace pensare che sia così.
Facile in un monastero. Difficile da praticare tutti i giorni con il capo, l’amica o il vicino di casa.
«A maggior ragione in un mondo caotico è importante cominciare a trasformare dentro di noi. Con un po’ di sforzo e tanta pratica. Come si dedicano molti anni alla formazione culturale e professionale, così dobbiamo darci del tempo per trasformare noi stessi ».
Cambiare noi stessi per cambiare gli altri. Non possiamo convincere gli altri a cambiare, ma possiamo persuaderli a seguirrci, seguendo il nostro esempio, riportando le emozioni ad un livello positivo. Go first! Fai il primo passo, il resto viene da sé.
Come «allenarci», per esempio, quando ci sentiamo provocati in ufficio?
«Con il contagio emozionale. Cioè rispondendo con un atteggiamento sinceramente positivo e aperto. L’aggressività di quel collega, alla fine, si smorzerà. Il che non significa essere passivi e subire. Vuol dire scegliere lucidamente di non litigare».
E’ una “coincidenza”. Solo qualche giorno fa avevo dato lo stesso consiglio a una persona che mi aveva scritto sulla rubrica emozioni
Fortunate coincidenze che rafforzano un messaggio positivo!
Grazie Maurizio
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