“Gli alunni difettosi, per loro fortuna, sono aggiustabili. E il Diario di scuola ne è la prova testimoniale. Il nucleo del libro è, infatti, la storia dell’alunno Daniel Pennacchioni, cioè il nostro Pennac, e del suo difficile rapporto con la scuola e lo studio. Va male sin dagli esordi, non capisce nulla, non ricorda nulla, non impara nulla.”
“…Ampia parte del Diario di scuola è quindi la vicenda di una sofferenza profonda. Della convinzione di essere un somaro. … Lui … con un padre laureato al Politecnico, … si deprime: «Faccio schifo, non ce la farò mai».
Giovanni Pacchiani - Io, somaro salvato dai prof - Il Sole 24 Ore del 2/3/2008 pag. 38
E’ il commento al libro “Diario di scuola” di Daniel Pennac
Prosegue parlando dei genitori e degli insegnanti considerano Daniel inadeguato, il fratello trova una spiegazione delle sue mancanze nella presunta caduta nella discarica comunale dove sarebbe rimasto diverse ore sotto il sole.
Su Daniel pesa il senso di inadeguatezza e la pura di sentirsi escluso, paura che lo porta a sognare “l’esilio in capo al mondo” per dimenticare la scuola e l’ansia della madre.
Per fortuna Daniel viene salvato dall’incontro con tre o quattro professori eccezionali che riescono a infondergli la passione e il desiderio di sapere.
Daniel Pennac finisce per salire egli stesso in cattedra dal 1969 al 1995 e diventare uno dei più noti scrittori contemporanei.
Sono tanti gli spunti di riflessione che ho tratto da questo articolo.
La storia del disadattato Daniel che disadattato non è ma rischia di diventarlo per sempre “grazie” al potere delle etichette facilmente e frettolosamente appiccicate con una colla più forte dell’Attack.
Le etichette assomigliano alle profezie che si autoavverano e alle incapacità apprese: un mio comportamento occasionale viene etichettato (es. “non sai disegnare”), da quel momento il radar è puntato sugli errori (”di disegno). “Toh eccone un altro venuto male”, ti senti ripetere (nel senso che te lo ripetono ma anche che inizi ripeterlo a te stesso) che “non sei portato per il disegno”. Accade due o tre volte. Alla fine inizi a esserne convinto anche te. Cosa accade da quel momento? Ti sforzerai di migliorare? Perché mai, tempo sprecato, non sono portato per il disegno….
Wyne W. Dyer in “Le vostre zone erronee” racconta del circolo vizioso della timidezze e dell’incapacità appresa in matematica .
Funziona così:
1)Sono timido -> 2) Guarda che bella gente -> 3) Ora mi avvicino -> 4) No? Non posso.. -> 5) Perché no? -> Perché -> 1) Sono timido …..
1)Vado male in matematica (sono sempre andato male) -> 2) Stasera devo fare questi problemi di algebra -> 3) Penso di risolverli -> 4) Non ci riesco (dopo 10 minuti).. -> 5) Perché no? -> Perché -> 1) Vado male in matematica …..
 |
Le vostre zone erronee
Guida all’indipendenza dello spirito
Wayne W. DyerDimmi di più… |
Come ne esci? Devi intervenire fra il punto 3 e 4 sforzandoti di staccarti l’etichetta e iniziando a fare proprio quello che fino ad oggi hai pensato di non saper fare. Inizia a smontare la tua convinzione scovando nella memoria tutte le occasioni in cui è stata smentita. Rivolgi il radar in direzione opposta e inizia a rilevare tutte le prove che dimostrano che puoi…. Agisci subito, mettiti alla prova facendo quello che hai sempre pensato di non saper fare.
Questo è quello che hanno fatto i buoni maestri di Daniel, trasformandolo da bimbo problematico a maestro.
Anche per me il compito di italiano era un incubo. Che sofferenza quel foglio bianco! Quanti trucchetti per arrivare a riempire quelle due colonne e mezzo che sfioravano la decenza in fatto di lunghezza del tema. Per non parlare dei contenuti!
…se penso a quanto sto scrivendo adesso….
Quello che ho imparato oggi è che non è mai troppo tardi per superare i propri supposti limiti, per dimostrare a se stessi di essere diversi, migliori, oggi più di ieri, domani ancora di più…
Grazie Daniel