Voci categorizzate come ‘Emozioni’
Faccio ciò che amo e amo ciò che faccio – parte II
Non siamo obbligati ad amare, scegliamo di amare.
Magari all’inizio ci capita di innamorarci di qualcuno o qualcosa, ma più passa il tempo più scegliamo di amare.
Stephen R. Covey esprime tutto ciò con la frase “Amare è un verbo”
“Fra noi non c’è più sentimento, cosa mi consigli?”
“Amala”
“Ma te l’ho detto, non c’è più sentimento”
“Amala”
“Ma allora non capisci, il sentimento non c’è più, è finito”
"Allora amala. Se il sentimento non c’è più questo è un buon motivo per amarla”
“Ma come si fa ad amare se non c’è più amore?”
“Amico mio, amare è un verbo. L’amore come sentimento, è un frutto del verbo amare. Perciò amala, ascoltala, empatizza, apprezzala, sostienila, te la senti di farlo?”
Stephen R. Covey
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Categorie: Emozioni
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“Se andate a cena da degli amici e portate come regalo un romanzo spesso il padrone di casa vi dirà ‘Grazie, mia moglie ne sarà felice’”
Così esordisce un articolo di Francesco Alberoni sul Corriere della Sera del 10 novembre 2008.
Sì, perché le donne, in genere, preferiscono i romanzi, gli uomini i saggi.
Touché. Mi riconosco. Sono un accanito lettore, ma leggo quasi esclusivamente dei saggi.
Alberoni, continua, ahimé.
I saggi parlano di argomenti utili, seri, importanti, ma i romanzi trasmettono la vita: azioni, pensieri, motivazioni, sentimenti, emozioni, e tutte le loro contraddizioni degli uomini.
Leggendo i romanzi è come se si avesse l’opportunità di vivere due, tre, quattro, infinite volte, di fare esperienze infinite che ci aiutano a vivere meglio la realtà.
‘In questo modo [le donne] acquisiscono una conoscenza pratica, intuitiva delle emozioni che i maschi, con la loro razionalità, non riescono a procurarsi’.
E oltretutto imparano a scrivere meglio.
‘Molti manager e molti politici scrivono male per questo motivo’.
Questo ho imparato oggi:
…..devo proprio leggere più romanzi.
L’ articolo di Francesco Alberoni.
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“L’adulto ‘allenatore emotivo’ dovrà:
- interessarsi alle emozioni dei figli trasformandole in occazioni di intimità, dialogo e condivisione;
- trascorrere un po’ di tempo con i figli senza risultare impaziente e ansioso di sbarazzarsene, condividendo con loro sensazioni, palpitazioni e difficoltà;
- aiutare i figli a riconoscere le loro pulsioni e a gestirle serenamente prima che essi si sentano in balia di chissà quali oscure e temibili forze interiori;
- costruire insieme ai figli regole, interazioni, giochi, soluzioni di problemi e tanto ancora, attivando la cooperazione e la sintonizzazione.
Con interazioni e connessioni di questo tipo è possibile aiutare i figli a fidarsi dei propri sentimenti, a gestire le proprie emozioni, anche quelle più spinose e conflittuali, a sviluppare una buona stima di sé e a socializzare con più facilità. Questo è educare alle emozioni”
Riconoscere, modulare, sfruttare le emozioni è cruciale per tutti noi.
Chi ha la responsabilità di educare e far crescere i propri figli ha ancor più bisogno di queste competenze. Ne ha bisogno per sé e ha bisogno di trasmetterle ai suoi figli.
Peccato che nessuno te lo insegna. Se ne parla ancora troppo poco, i corsi in materia sono rari. Per fortuna esistono testi come quello di Mariani e Schiralli che danno indicazioni preziose e interessanti per far crescere i futuri uomini e donne sicuri, autonomi e ricchi di competenze emotive.
Donne e uomini capaci di essere più felici e di costruire relazioni, rapporti, situazioni, ambienti migliori.
Una concreta speranza per un futuro migliore.
Grazie Ulisse, grazie Rosanna.
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“‘Passione’: una parola che può descrivere la bellezza di un incontro fulminante fra due persone, ma non si limita a ciò. Si trova nell’eccitazione dell’inatteso, nella volontà di fare qualcosa con fervore, nella certezza che si riuscirà a realizzare un sogno. La passione ci fornisce alcuni segnali che guidano la nostra vita: tocca a me saperli decifrare”
“La passione ti fa smettere di mangiare, di dormire, di lavorare, di vivere in pace. Molti si spaventano perché, quando compare, distrugge tutto ciò che di vecchio incontra.
Nessuno vuole mettere a soqquadro il proprio mondo. Perciò alcune persone – tante – riescono a controllare questa minaccia, mantenendo in piedi una casa o una struttura già marcia. Sono gli ingegneri delle cose superate,
Altri individui pensano esattamente il contrario: si abbandonano senza riflettere, aspettandosi di trovare nella passione la soluzione di tutti i loro problemi. Attribuiscono all’altro il merito della propria felicità, e la colpa della propria possibile infelicità. Sono sempre euforici perché è accaduto qualcosa di meraviglioso, oppure sono depressi perché un evento inatteso ha finito per distruggere tutto.
Sottrarsi alla passione, o abbandonarvisi ciecamente, quale di questi atteggiamenti è il meno distruttivo? Non so.”
La passione è il carburante propulsivo per raggiungere l’eccellenza.
La passione è come il carburate, se non ce l’hai non vai da nessuna parte, se ti fai prendere la mano rischi di bruciarti.
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Tu che rapporto hai con la passione? lascia ora il tuo commento
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Già la formula “Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere” è stata un’intuizione geniale.
Adesso John Gray ha avuto un’altra efficacissima idea per comunicare con immediatezza le sue idee sulle relazioni fra uomini e donne.
La vita di coppia deve essere speziata. Ecco gli aromi (regole) per una relazione felice:
Pepe = sorpesa Spezza la routine con sorprese impreviste e sprizzi di fantasia
Cannella = relax Riserva un momento della giornata per stare tranquillo/a con il partner
Zafferano = comprensione Riconosci le ragioni dell’altro e il vero significato delle parole
Zenzero = complicità Sii comprensivo/a e complice anche quando le cose non riescono come dovrebbero
Cardamomo e coriandolo = emozioni sforzati di fare qualcosa di speciale insieme anche quando si è assorbiti dagli impegni
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Gli Uomini vengono da Marte le Donne da Venere + Gli Uomini vengono da Marte le Donne da Venere e sono tutti sotto stress + Marte e Venere si innamorano di nuovo + Marte e Venere si corteggiano
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Questa estate sono stato a Monaco.
Non lo sapevo ma a Monaco c’è lo zoo più grande di Europa. Molto bello, c’è un contatto molto diretto con gli animali.
I gorilla, ad esempio, quasi li puoi toccare. Solo un vetro ti separa dal contatto fisico con questi simpatici bestioni.
Mi è dispiaciuto quando, pochi giorni dopo, ho letto della morte di un piccolo gorilla.
La cosa straordinaria è che si chi ha assistito all’evento ha potuto vedere il dolore della madre che ha cercato di risvegliare il piccolo accarezzandolo e coccolandolo.
Dal Corriere della Sera:
“Le immagini di quella madre parlano chiaro e noi quel dolore sappiamo comprenderlo. Ma il fatto più interessante è che tutto ciò ha una base scientifica. Noi sappiamo leggere la sofferenza psichica di una mamma gorilla perché la sua «comunicazione non verbale» è sovrapponibile alla nostra. Non per niente, evolutivamente, siamo parenti stretti. Sappiamo che le grandi scimmie hanno consapevolezza di sé e degli altri e della morte. Ma solo di quella altrui. E questa non è una differenza da poco.”
Mi ha fatto riflettere.
Sulla potenza della comunicazione non verbale nella comunicazione. Ci capiamo, ci emozioniamo senza parlare.
Sulla potenza del trasferimento delle emozioni basata sulla compassione, l’empatia.
Sulla nostra capacità naturale e di “mettersi nei panni degli altri”, di soffrire quando intorno a noi c’è dolore di star bene quando c’è gioia.
Possiamo sfruttare qusta nostra capacità.
Possiamo utilizzare la nostra comunicazione non verbale, il nostro entusiasmo, la nostra gioia per influenzare positivamente chi ci sta vicino. E questo è un potere immenso…
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