IoManager – Diario di Crescita

Voci categorizzate come ‘Sviluppo Personale’

Guerra e Pace e management (parte II)

10/11/2009 · Lascia un Commento

 

Se hai letto il post precedente e ti sei identificato nel “comandante in capo” condividerai quanto segue:

Le scelte e le decisioni del manager vengono prese in condizioni di incertezza, devono tener conto di una realtà in continuo divenire, sempre più complessa e ricca di stimoli spesso in contrasto fra di loro.

Il manager opera in una realtà sempre più complessa.

Progetti, impegni, appuntamenti.

Mille questioni arrivano sulla scrivania, un via vai di persone che bussano alla porta, si annunciano al telefono e non solo….. “E’ arrivato un nuovo messaggio” ….

Ogni questione meriterebbe un’attenzione esclusiva per un tempo troppo lungo, insostenibile.

Lascia un progetto, riprendi l’altro. Quale è l’ultima urgenza?

Occorre decidere e decidere con informazioni parziali e contraddittorie, su questioni che non si dominano completamente e mutano continuamente.

Sei identificato nel “comandante in capo” hai un problema.

Possiamo definirlo la “trappola del manager”

Questo brano di Guerra e Pace ci spiega stanno le cose (proseguendo il parallelismo fra il manager e il comandante ):

“Coloro che sono abituati a pensare che i piani di guerra e di battaglia sono fatti dai condottieri nello stesso modo che ciascuno di noi, seduto nel suo studio davanti a una carta, fa delle riflessioni su come disporrebbe le truppe nella tale o tale battaglia, si presentano le domande: perché Kutúzov, durante la ritirata, non fece questo o quest’altro? Perché non occupò una posizione favorevole prima di Fili? Perché non si ritirò subito sulla via di Kaluga, lasciando Mosca? ecc. Le persone abituate a pensare cosi dimenticano o non conoscono quelle inevitabili condizioni nelle quali si svolge sempre l’attività di ogni comandante in capo. L’attività del condottiero non ha la minima rassomiglianza con quell’attività che noi c’immaginiamo, stando tranquillamente nel nostro studio ad analizzare sulla carta una campagna qualunque, con una data quantità di truppe da una parte e dall’altra, in un paese conosciuto, e cominciando le nostre riflessioni da un certo dato momento.  Le persone abituate a non comprendere o a dimenticare queste inevitabili condizioni dell’attività di ogni comandante in capo ci presentano la situazione dell’armata a Fili, per esempio, supponendo che il comandante in capo il 1° settembre potesse decidere con assoluta libertà il problema della difesa o dell’abbandono’ di Mosca, mentre che, con la posizione dell’esercito russo a cinque miglia da Mosca, questo problema non si poteva porre. Ma quando fu risolto questo problema? Sulla Drissa, e sotto Smolènsk, e più visibilmente il 24 sotto Scevardinò, e il 26 sotto Borodinò, e in ogni giorno, ogni ora, ogni minuto della ritirata da Borodinò a Fili.”

Dunque il punto di osservazione e il tempo di osservazione non sono neutrali rispetto all’oggetto dell’osservazione. 

Il problema è che per quanto impegno tu metta in quello che fai potrai sempre sentirti muovere delle critiche molto difficili da contrastare.

Perché sono difficili da contrastare?

Perché sono perfettamente razionali, inattaccabili, se viste nell’ottica di chi le muove, cioè di chi osserva la situazione dall’esterno, a “bocce ferme”, col senno di poi.

Osservate dall’interno e vissute nel momento in cui si sviluppano le situazioni sono complesse, tanto da somigliare all’intreccio dei rami che danno forma ai nidi.

Quelle che paiono (e spesso sono) decisioni e strategie aziendali miopi e assurde sono il frutto di condizionamenti e distorsioni cognitive dovute al contemporaneo svolgersi di eventi, pressioni, situazioni che si stanno sviluppando nel preciso istante in cui le decisioni vengono prese e le strategie vengono disegnate.

E chi giudica giudica dall’esterno, come legge la situazione?

Chi si trova all’esterno delle dinamiche aziendali davvero non riesce a capire come mai soluzioni semplici,  che attendono solo di essere applicate, vengono disattese. Strategie ovvie incomprensibilmente non vengono adottate.

Da fuori, guardando il passato, lontano dagli intrighi e i complessi intrecci delle vicende aziendali tutto pare limpido e semplice.

Non è forse vero che molte situazioni riviste con “il senno di poi”, con un occhio esterno ci sembrano assurde? Non è forse vero che guardano alle decisioni aziendali ci paia incomprensibile il criterio in base al quale tali decisioni siano state adottate.

Le aziende  (mi riferisco soprattutto quelle medie e grandi aziende) sono difficilmente governabili con criteri di efficienze e razionalità perché sono in balìa di flussi di decisioni e relazioni di un nugolo di individui le cui azioni si intrecciano in una trama difficilmente dominabile e che sfugge all’intelligenza umana:

“L’intelligenza umana non può comprendere la continuità assoluta del movimento. Le leggi di qualunque movimento non diventano comprensibili per l’uomo che al patto di esaminarne separatamente le unità di cui è composto. Ma al tempo stesso, dal fatto che si isolano arbitrariamente e si esaminano a parte le unità inseparabili del movimento continuo, derivano la maggior parte degli errori umani.”

… e alla fine ci si trova inconsapevolmente, incomprensibilmente a dover prendere decisioni inevitabili senza sapere come si sia arrivati a tal punto…

… c’era un’unica tremenda questione che l’assillava. E a tale questione non sentiva nessuno che desse risposta.

La questione consisteva, ora, per lui, in questo: «Possibile che sia stato io a lasciar arrivare Napoleone fino a Mosca? E quando l’avrei fatto? Quando si sarebbe decisa la cosa? Forse ieri, quando ho mandato a Platov l’ordine di ritirarsi, oppure due giorni fa, quando mi sono assopito e ho ordinato a Bennigsen di dare lui disposizioni? O ancora prima?… Ma quando, quando s’è decisa questa terribile cosa? Mosca deve essere abbandonata. Le truppe devono ritirarsi e devo essere io a dare quest’ordine.»”

Occorre chiarezza, isolamento, distacco, tempo per pensare.

Occorre tirare fuori la testa, elevare il punto di osservazione, osservare la situazione dall’esterno.

Questo nuovo punto di vista semplifica la realtà, dona chiarezza, fornisce una visione sintetica.

Ti consente di definire i principi generali della tua azione: visione, missione, obiettivi e di verificare se stai tenendo la rotta.

Ti consente di cogliere la direzione del  movimento in assoluta continuità senza dover isolarne singole unità.

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4/05/2009 lunedì – Il negoziatore

05/05/2009 · 2 Commenti

“Sergio (Marchionne)? Il miglior negoziatore. La sua dote principale é che in ogni trattativa riesce a mettersi perfettamente nei panni della controparte. E adesso sono sicuro che lo ha fatto anche con quelli della Chysler”

K Rai Sahi, presidente della società immobiliare Morguard, uno dei primi datori di lavoro di Sergio Marchionne.

Quando tratti per qualcosa il primo istinto naturale è quello di importi e contrapporti. Risultato? Ti allontaniani sempre di più dalle posizione dell’altro.

Ti è mai capitato di tirare verso di te qualcuno per evitare che inciampi o finisca contro un ostacolo? Più lo tiri con forza verso di te più pone resistenza.

I negoziatori esperti della polizia iniziano sempre il loro lavoro ascoltando i sequestratori, tentando di capire i loro interessi, i loro bisogni e valori.

Parlami! Ti ascolto. Quando hai finito ti chiedo se mi vuoi dire dell’altro. Non ti dico che sono d’accordo, voglio che tu sappia che mi interessa comprenderti fino in fondo.

Quando finalmente ho capito quali sono i tuoi bisogni, ciò che ti motiva, sarà più semplice trovare un accordo.

 

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15/03/2009 domenica – Amare è un verbo

03/15/2009 · 1 Commento

Faccio ciò che amo e amo ciò che faccio – parte II

 

Non siamo obbligati ad amare, scegliamo di amare.

Magari all’inizio ci capita di innamorarci di qualcuno o qualcosa, ma più passa il tempo più scegliamo di amare.

 

Stephen R. Covey esprime tutto ciò con la frase “Amare è un verbo”

“Fra noi non c’è più sentimento, cosa mi consigli?”

“Amala”

“Ma te l’ho detto, non c’è più sentimento”

“Amala”

“Ma allora non capisci, il sentimento non c’è più, è finito”

"Allora amala. Se il sentimento non c’è più questo è un buon motivo per amarla”

“Ma come si fa ad amare se non c’è più amore?”

“Amico mio, amare è un verbo. L’amore come sentimento, è un frutto del verbo amare. Perciò amala, ascoltala, empatizza, apprezzala, sostienila, te la senti di farlo?”

Stephen R. Covey

 

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13/03/2009 venerdì – Faccio ciò che amo e amo ciò che faccio

03/13/2009 · 2 Commenti

Fare quel che ami ti fa sentire realizzato.

Fare quel che ami dà un senso di contribuzione.

Fare quel che ami è come vivere sempre in vacanza.

Se non fai quel che ami ama ciò che fai!

E intanto cerca di trovare il modo di fare ciò che ami.

Cerca il senso più ampio della tua missione.

In che modo quel che fai contribuisce a migliorare te e il mondo?

In che modo puoi ciò che ami è può essere incluso ciò che fai?

 

Fai ciò che ami e ama ciò che fai 

 

 

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20/02/2009 venerdì – Meglio la gallina domani…

02/20/2009 · Lascia un Commento

Meglio l’uovo oggi o la gallina domani?

L’eterno dilemma.

Meglio scegliere di star bene nella prossima ora e sacrificarsi domani o sacrificarsi oggi per un bene più grande domani.

Meglio distrarsi vedendo il festival di San Remo fino all’ultimo secondo e soffrire di abbiocco l’indomani a lavoro o rinunciare per essere rilassato domani.

Meglio abbuffarsi di dolci anche se domani lo rimpiangerò o rinunciare con sacrificio per godere dell’autostima per aver saputo rinunciare!

La risposta (anche se in fondo la sappiamo già) ci viene dal paper pubblicato su Science “The Psychology of Trascending the Here and Now” commentato anche da Luca di Biase su Nòva24.

Per gli autori del paper l’unica strategia che può riservare soddisfazioni è puntare a fare bella figura nel lungo termine.

Certo, non è facile. Ci vuole forza di volontà, si rischia di essere impopolari.

Occorre prefigurarsi i benefici futuri, godere in anticipo del bene futuro che arriverà con gli interessi.

Se poi si riesci a essere modellare le capacità dei leader visionari che hanno uno scopo di lungo termine ee sanno come presentarlo a se stessi e agli altri riuscendo a raggiungere i loro obiettivi, fai bingo!

 

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Cambiamento, motivazione, visione, sviluppo
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3/02/2009 martedì – Il test della fiducia

02/04/2009 · Lascia un Commento

“E’ stato dimostrato che i sollevatori di peso forniscono prestazioni migliori quando sono convinti che il manubrio persi meno che in realtà”

Peter Terry “Vincere nello sport”

fiducia

Puoi provarlo anche tu, in palestra con un amico!

Questo esercizio è ripreso da uno dei libri di Anthony Robbins

In piedi, braccio teso con dito indice puntato in avanti, torcere il busto al massimo e prendere nota dove punta l’indice. Chiudere gli occhi e ripetere l’esercizio cercando di raggiungere il massimo di torsione del busto. Aprire gli occhi e verificare dove sta puntando l’indice. Quasi sempre quando si esegue l’esercizio a occhi chiusi si riesce a ottenere risultati migliori superando il limite autoimposto.

 

La fiducia di potercela fare è almeno tanto importante dell’abilità

Per aumentare la tua fiducia:

  • pensa a tue precedenti esperienze di successo
  • pensa a esempi di successo altrui
  • ripeti a te stesso frasi motivanti
  • controlla le emozioni negative attraverso il rilassamento e la concentrazione

 

La Crisi della Fiducia
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Le colpe del rating nel crollo della finanza globale
Pierangelo Dacrema
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Fiducia e Sfiducia
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Imparare dalle delusioni della vita
Krishnananda Amana
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27/01/2009 martedì – Costruire o piantare?

01/28/2009 · Lascia un Commento

“Nel corso della propria esistenza, ogni essere umano può adottare due atteggiamenti: Costruire o Piantare. I costruttori possono dilungarsi per anni nei loro compiti, ma arriva il giorno un giorno in cui terminano la propria opera. A quel punto si fermano, e il loro spazio risulta limitato dalle pareti che hanno eretto, Quando la costruzione è finita, la vita perde di significato.

Poi ci sono quelli che piantano: talvolta soffrono per le tempeste e le stagioni, e raramente riposano. Ma al contrario di un edificio, il giardino non smette mai di svilupparsi. Esso richiede l’attenzione continua del giardiniere ma, nello stesso tempo, gli permette di vivere una grande avventura. “

Brida
Brida

Paulo Coelho
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Il buon manager costruisce delle buone squadre, porta avanti progetti di successo, ottiene dei risultati, il buon leader semina entusiasmo affinché i singoli individui formino una buona squadra, motiva le persone a creare progetti di successo, libera le risorse di ciascuno affinché ciascuno ottenga continuamente risultati.

Il formatore costruisce persone competenti, il coach semina per far sì che le persone riconoscano le proprie competenze, le coltivino e le sviluppino autonomamente.

Il venditore costruisce contratti di vendita, il consulente semina soddisfazione per generare relazioni durature e proficue.

Una coppia può costruire un rapporto o piantare i semi di una relazione che non smette mai di svilupparsi.

Tu costruisci o semini?

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