IoManager – Diario di Crescita

Voce marcata come ‘Cambiamento’

20/02/2008 – Profezie che si avverano da sé

02/20/2008 · 1 Commento

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“A una minoranza viene impedito, per esempio, l’accesso a determinate fonti di guadagno (agricoltura o artigianato, mettiamo), perché secondo i più queste persone sono pigre, avide di denaro e soprattutto “estranee”; eccoli allora costretti a diventare rigattieri, contrabbandieri, usurai e simili, ciò conferma quindi “palesemente” la sprezzante opinione della maggioranza. Quanti più segnali di stop vengono installati dalla polizia, tanto maggiore sarà il numero di contravventori, ciò che richiederà “necessariamente” l’installazione di nuovi segnali. Quanto più una nazione si sente minacciata dalle nazioni vicine, tanto più aumenterà il proprio armamento difensivo, e tanto più queste riterranno che armarsi sia l’imperativo del momento. …

Tanto più in un paese vengono aumentate le tasse per compensare l’evasione fiscale dei contribuenti, ritenuti ovviamente disonesti, tanto più vengono indotti a questo reato anche i cittadini onesti. Ogni previsione circa l’imminente rincaro di una merce, spingerà se viene creduta da un numero sufficientemente grande di persone, all’accaparramento e quindi alla scarsità o al rincaro della merce, indipendentemente della “reale” attendibilità della previsione.

La profezia dell’evento porta all’avverarsi della profezia. La sola condizione è che ci si profetizzi o ci si faccia profetizzare qualcosa, e che la si ritenga un fatto imminente e di forza maggiore.”

Paul Watzlawick – Istruzioni per rendersi infelici

Istruzioni per rendersi infelici Istruzioni per rendersi infelici

Paul Watzlawick

Ho già detto, la scorsa settimana, delle profezie che si autoavverano, mettendo in evidenza come la focalizzazione su determinati risultati ci rende più sensibili a percepire tutto ciò che ha a che fare con quel risultato aumentando le probabilità di ottenerlo.

Ma c’è anche un altro tipo condizionamento, non del tutto diverso da quello precedente, attraverso il quale le profezie si avverano. Lo possiamo chiamare rinforzo delle credenze o convinzioni.

Credo che molte tecniche funzionino proprio grazie a questo tipo di condizionamento.

Se ti dico: “Adesso ti insegno un esercizio che ti farà sentire meglio. Al termine di questo esercizio ti sentirai più rilassato e sereno e sarai capace di fare meglio e pronto ad agire per il raggiungimento dei tuoi obiettivi”. Segue una serie di istruzioni qualunque, magari un po’ bizzarre, giusto per sollecitare anche la sfera emozionale, inizierai a credere che l’esercizio sviluppi veramente le tue capacità, ti convincerai di sentirti meglio. E il bello è che non sarà solo una sensazione, una illusione. La tua convinzione scatenerà il rilascio di quelle sostanze, quali serotonina (sostanza legata alla sensazione di felicità), dopamina (correlata alla motivazione), farà sì che ricorrerai a tutte le tue risorse e ti concentrerai su tutti quei segnali che confermano il tuo miglioramento, innescando un circolo virtuoso che ti porterà realmente a raggiungere i risultati desiderati.

Se tutto questo è fosse effettivamente scatenato da un inganno o da una suggestione, non vedo l’ora di imbrogliarmi e farmi imbrogliare! 

Quello che ho imparato oggi è che non importa di sapere come e perché, ma che arriverò a realizzare i miei sogni, e questo è sufficiente affinché li realizzi. 

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19/02/2008 – Heidi personal coach

02/19/2008 · Lascia un Commento

 Diario della settimana precedente 

Tutte le mattine Antonella ed io svegliamo le nostre bambe e facciamo colazione guardando Heidi.

Quando si è focalizzati su qualcosa la nostra immaginazione viene colpita da qualsiasi riferimento, più o meno lontano, su cui si concentra la nostra attenzione.

HeidiGuardando Heidi sono sollecitato da continui riferimenti alle tematiche dello sviluppo personale.

Ecco alcuni esempi.

La nonna di Clara, parlando con il nonno si Heidi, si preoccupa di come potrebbe migliorare la sua comunicazione. Dice qualcosa del genere: “Quando riuscirò a spiegarmi in modo da far comprendere le mie intenzioni?”.  Non ritiene che l’altro, pur essendo un montanaro, non sia in grado di comprendere. Si assume la responsabilità del fatto che l’interlocutore comprenda.

Clara è in grado di camminare, ma essendo vissuta in un ambiente asfittico, con educatori (la signora Rottermeier) che badano a sottolineare i punti deboli e gli insuccessi, ha perso la fiducia in se stessa e anche la pur minima speranza di tornare a camminare.

Il nonno di Heidi, Heidi e le altre persone che Clara frequenta in montagna si comportano all’opposto. Rinforzano le positività e i comportamenti positivi, ridando fiducia a Clara. Così facendo riaccendono in lei la convinzione di poter tornare a camminare.

Clara, impaurita dall’avvicinarsi di una mucca, si alza in piedi. Lo fa inconciamente. E’ ”parte antica” del suo cervello, quella legata alle emozioni e alle reazioni automatiche, che produce questo “miracolo”. Quado la parte più giovane, quella dove risiedono le funzioni logiche-razionali del cervello, riprende il sopravvento, le sue gambe si afflosciano.

Perchè Clara, pur sapendo come sarebbe bello camminare e sapendo di poterlo fare dopo l’incontro/scontro con la mucca, non riesce a rimanere in piedi?

Razionalmente sa quanto sarebbe bello passeggiare per i prati, ma il suo subconscio le invia dei messaggi contrari: “Attenta, se ti alzi in piedi poi dovrai davvero camminare con le tue gambe”. Clara sa a livello inconscio che perderebbe le attenzioni e le cure che le sono sempre state riservate e, per la mancanza di fiducia in se stessa, pensa di non essere in grado di cavarsela “con le proprie gambe”. Solo quando riuscirà a controbilanciare, non solo a livello conscio, ma anche e soprattuto inconscio e emozionale, questi aspetti negativi con quelli positivi sarà pronta per affrontare la nuova vita.

E Heidi? Heidi rappresenta il pensiero positivo, l’entusiasmo, l’intelligenza emotiva, la caparbietà nell’ottenere quello che si desidera e la capacità di esprimere liberamente le proprie emozioni.

Quello che ho imparato oggi è che quando fai qualcosa bene devi festeggiare e lodarti (anche se gli altri non lo fanno) per rinforzare i comportamenti produttivi.

Ho imparato che, se non fai quello che sai di dover fare, significa che sotto, sotto, hai associato a quell’azione dei risvolti negativi inconsciamente pesano più dei benefici che hai razionalizzato. Quel che devi fare è annegarli in un oceano diimmagini, sensazioni, emozioni positive conseguenti all’azione.

Quello che ho imparato è che, se vivi pensando in positivo, con entusiasmo, coltivando l’intelligenza emotiva, con passione e determinazione, nessuno può impedirti di ottenere quello che desidi.

Grazie Heidi.

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18/02/2008 – Dare e avere – la partita doppia dell’apprezzamento

02/18/2008 · Lascia un Commento

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“Affinchè sia davvero apprezzato, ciò che si “offre” in una relazione deve rispondere ai bisogni dell’altro. …..

Ho ricevuto una e-mail …che così riassumo: “…cerco sempre di essere disponibile con gli altri, ma al lavoro ho la sensazione che approfittino del mio carattere e della mia gentilezza e non mi rispettino…”….

Molte persone tendono effettuare una sorta di “bilancio” di ciò che danno e ricevano nei rapporti interpersonali, incorrendo spesso in cocenti delusioni….

…Anche il sottolineare continuamente la negligenza e l’egoismo di un collega … [può] addirittura accentuare tali atteggiamenti negativi ….

…Imparare a non sottovalutare gli aspetti positivi … invece di limitarsi a concentrare l’attenzione su ciò che un collega “non” è in grado di fare, lo motiverà a essere, a sua volta, più empatico….possiamo giovare di ciò che viene condiviso … anche se inferiore alle aspettative…

…E’ proprio il timore di non ottenere abbastanza che ci impedisce di ottenere di più, mentre un atteggiamento disinteressato e disteso … potrebbe garantirci quell’apprezzamento che desideriamo.

Molto, moltissimo dipende da noi, dalla capacità di trasmettere costantemente un’immagine che comunichi autostima, serietà, “forza” e pacatezza insieme.”

Angelo Boccato – Italia Oggi del 18/02/2008

pag. 47 “Psicologia del lavoro – Dare e avere. La partita doppia dell’apprezzamento sul lavoro 

Mail simili sono arrivate a anche a me (a proposito se vuoi scrivermi eugenio@iomanager.it).

Lamentarsi è un’attività molto diffusa. La questione centrale è: quale è il modo più efficacie (forse l’unico modo possibile) per cambiare gli altri e le loro (re)azioni?

La mia risposta è: cambiare te stesso, le tue azioni, i tuoi atteggiamenti. Il comportamento degli altri nei tuoi confronti (e non) è una risposta al tuo comportamento. Tu sei responsabile delle reazioni dell’altro esattamente come nella comunicazione è tua la responsabilità di quello che l’altro comprende di ciò che tu dici.

Non è facile, ma diventando consapevoli della nostra responsabilità tutto è più chiaro e semplice. Chiedendoci “cosa posso fare affinchè l’altro (re)agisca come desidero”, “cosa posso fare di diverso perchè l’altro muti atteggiamento” ci riappropriamo di quel potere di influenza che perdiamo quando riteniamo che dipenda tutto dall’altro, quando aspettiamo che l’altro capisca e si adegui.

L’altro spunto di riflessione riguarda le aspettative che poniamo negli altri, negli eventi, nel futuro. Le aspettative sono un arma a doppio taglio. Non averne significa non essere motivati ad agire, non avere quella spinta propulsiva che ti porta a realizzare con successo quelle imprese che altri riterrebbero impossibili. Averne in eccesso rischia di mortificare la motivazione, alimentare le delusioni e farti annegare nella tristezza o perfino nella depressione.

La giusta alchimia sta nel dare il giusto peso alle aspettative e alle sconfitte. Interpretare l’aspettativa in chiave di spinta propulsiva e la sconfitta come occasione di apprendimento, mantenendo la fiducia nella convinzione che costanza, flessibilità e passione producono inevitabilmente risultati.

Oggi, grazie ad Angelo ho imparato che:

Devo prendermi la responsabilità dell’atteggiamento degli altri nei miei confronti e grazie a questa presa di coscienza potrò aspettarmi il meglio dagli altri e da me stesso. Se non ottengo il risultato desiderato basterà cambiare strategia, perseverare e farmi guidare dalla mia passione.

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