IoManager – Diario di Crescita

Voce marcata come ‘credenze’

11/05/2008 – La realtà? Questione di convinzioni

05/12/2008 · Lascia un Commento

“Quanto costa? Sì, si sente che è buono. E quello? Costa così poco? Faccia assaggiare. Bleah! Grazie prendo l’altro”.

Dev’essere andata più o meno così di fronte agli scienziati di Caltech e Standford mentre svolgevano il loro esperimento. Presentavano lo stesso vino all’ignara cavia a cui era stato detto solo il prezzo (falso) delle bottiglie. Con una certa costanza il vino presentato come più caro risultava più gradevole al degustatore.

Successivamente l’esperimento è stato condotto collegando ai degustatori una di quelle macchine che “leggono” l’attività cerebrale.

Bastava dire che il vino che stavano per assaggiare era quello più costoso che si vedeva un’attività cerebrale più intensa nell’area del cervello coinvolta nell’esperienza del piacere.

Altro scenario, altro esperimento.

Columbia University. Tor Wager, neuroscienziato, sottopone a scariche elettriche(!), alcuni studenti volontari per l’esperimento. Dopo le prime scariche viene data loro una crema per attenuare il dolore. Gli studenti reagiscono molto meglio alle scariche. Se non che….se non che la crema in realtà non aveva alcuna proprietà lenitiva.

E allora? Allora tutto viene spiegato dalle immagini sullo scanner cerebrale collegato agli studenti “cavie”. La loro corteccia prefrontale, la zona del cervello associata al pensiero razionale, alla sola notizia che sarebbe stata spalmata loro una crema che preveniva il dolore, rispondeva inibendo l’attività del cervello normalmente eccitata dal dolore. Lo stesso effetto dei farmaci antidolorifici.

Standford. Baba Shiv, neuroscienziato, dà ad alcuni soggetti una bevanda energetica. Un guppo paga la bevanda un certo prezzo. Ad un gruppo viene fornita ad un prezzo scontato. Tutti vengono sottoposti ad alcune prove consistenti nella soluzione di alcuni puzzles. Indovina! Chi aveva pagato il prezzo premio riusciva a risolvere il puzzles più velocemente di coloro che avevano pagato il prezzo scontato anche se le due bevande erano identiche!

Università di Bordeaux. Fedric Brochet, psicologo cognitivista, fa assaggiare a degli esperti una qualità di vino rosso e chiede loro di descriverne le caratteristiche, poi passa ad un vino bianco, poi di nuovo ad un vino “rosso”. Tutti e tre i vini sono descritti con termini adeguati alla tipologia di vino. Venivano indicate sfumature gustative e olfattive normalmente associate ai vini rosso e ai vini neri. Ma….ma gli esperti non potevano sapere che l’ultimo vino rosso che avevano assaggiato era in realtà un vino bianco “colorato”!.

Tutto questo dimostra, su basi scientifiche, come le nostre credenze, le nostre convinzioni, le nostre aspettative influenzano la nostra percezione della realtà. Le immagini dell’attività cerebrale conferma che ciò che ci si aspetta influenza l’intensità delle nostre sensazioni.

Tutto ciò ha forti ripercussioni a livello di marketing. Possiamo alterare la percezione dei prodotti rendendoli più attraenti, più sicuri, più “buoni”, semplicemente aumentando le aspettative in tal senso. Uno dei mezzi per farlo è aumentarne i prezzi, l’altro è creare, con una efficace attività di marketing, aspettative elevate rispetto alla capacità del prodotto di soddisfare i bisogni dei clienti.

Succede tutti i giorni. Auto identiche marcate in modo diverso sono percepite come più sicure, affidabili d’elite, per l’effetto alone delle delle caratteristiche emozionali associate al marchio. Un esempio? Skoda e Wolkswagen, Toyota e Geo.

Ma che dire dell’abbigliamento, tutto prodotto nell’est sempre più estremo e prezzato (e di conseguenza apprezzato) in modo diversissimo, dai pochi euro sul banco del cinesino al mercato, alle centinaia di euro nella boutique di lusso.

Nell’ambito dello sviluppo personale come possiamo sfruttare questa caratteristica del cervello di rendere ogni esperienza il risultato finale di un processo di elaborazione e interpretazione? Come possiamo sfruttare il fatto che se crediamo che qualcosa soddisfi i nostri bisogni interpretiamo i nostri sensi  coerentemente con la nostra convinzione? E che pericoli nascondono queste profezie che si avverano da sé?

Se hai aspettative positive proverai sensazioni più piacevoli, darai più valore alle esperienze che vivi. Aspettative negative producono sensazioni meno piacevoli o spiacevoli e ti porteranno a dare meno valore alle esperienze che vivi. 

Non è tanto importante quello che ci accade, ma come interpretiamo ciò che ci accade. Una stessa realtà può essere vissuta e percepita in modo migliore o peggiore in base alle convinzioni personali.

Cambia le tue convinzioni e cambierai la tua realtà.

Per cambiare convinzioni, cambia la direzione della tua attenzione. Concentrato sul lato positivo delle cose. Trova tutti i riferimenti che rafforzano la realtà che desideri e la tua percezione della realtà muterà in quella direzione. Profetizza la realizzazione dei tuoi sogni e diverrai automaticamente più sensibile a tutto ciò che può aiutarti a realizzarli. 

Nessun “segreto”, niente di particolarmente “magico” o ”esoterico”, tutto spiegato da soldida neuroscienza!

 E tu come la pensi? Inserisci il tuo commento

 

 

 

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14/04/2008 lunedì – E’ così e basta!

04/14/2008 · Lascia un Commento

“Ci piace continuare a credere a quanto siamo abituati ad accettare come vero, e il risentimento che avvertiamo quando l’ombra del dubbio viene gettata su una nostra convinzione ci induce a crecarare qualsiasi scusa per non scostarcene. Il risultato è che la maggior parte del nostro cosiddetto ragionamento consiste nel trovare argomenti per continuare a credere in quanto credevamo”

“The Mind in the Making”  – James Harvey Robinson 

Citato in

“Come parlare in pubblico e convincere gli altri” - Dale Carnegie

Come parlare in pubblico e convincere gli altri Come parlare in pubblico e convincere gli altri

Dale Carnegie

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Prendere in considerazione idee diverse dalle tue è difficile.

Rinunciare alle proprie convinzioni è enormemente scomodo. 

Mettere in discussione le tue certezze può risultare quasi impossibile.

Risultato?

Il risultato è che rimani lì dove sei, certamente ci stai comodo, ti senti a tuo agio, ma a cosa stai rinunciando?

Pensaci….

Io ci to pensando, ti invito a farlo, ora!

Questo è il passo di oggi: prendi una convinzione, quella che ti sta limitando di più oggi, mettila in discussione, capovolgila, apriti alla possibilità che sia vero il contrario e vedrai che liberarsi dai vincoli che trattengono il tuo slancio non è poi così difficile!

Grazie Dale.

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2/3/2008 domenica – Buoni maestri

03/02/2008 · Lascia un Commento

“Gli alunni difettosi, per loro fortuna, sono aggiustabili. E il Diario di scuola ne è la prova testimoniale. Il nucleo del libro è, infatti, la storia dell’alunno Daniel Pennacchioni, cioè il nostro Pennac, e del suo difficile rapporto con la scuola e lo studio. Va male sin dagli esordi, non capisce nulla, non ricorda nulla, non impara nulla.”

“…Ampia parte del Diario di scuola è quindi la vicenda di una sofferenza profonda. Della convinzione di essere un somaro. … Lui … con un padre laureato al Politecnico, … si deprime: «Faccio schifo, non ce la farò mai».

Giovanni Pacchiani – Io, somaro salvato dai prof – Il Sole 24 Ore del 2/3/2008 pag. 38

Diario di scuola   E’ il commento al libro “Diario di scuola” di Daniel Pennac  

Prosegue parlando dei genitori e degli insegnanti considerano Daniel inadeguato, il fratello trova una spiegazione delle sue mancanze nella presunta caduta nella discarica comunale dove sarebbe rimasto diverse ore sotto il sole.

Su Daniel pesa il senso di inadeguatezza e la pura di sentirsi escluso, paura che lo porta a sognare “l’esilio in capo al mondo” per dimenticare la scuola e l’ansia della madre.

Per fortuna Daniel viene salvato dall’incontro con tre o quattro professori eccezionali che riescono a infondergli la passione e il desiderio di sapere.

Daniel Pennac finisce per salire egli stesso in cattedra dal 1969 al 1995 e diventare uno dei più noti scrittori contemporanei.

Sono tanti gli spunti di riflessione che ho tratto da questo articolo.

La storia del disadattato Daniel che disadattato non è ma rischia di diventarlo per sempre “grazie” al potere delle etichette facilmente e frettolosamente appiccicate con una colla più forte dell’Attack.

Le etichette assomigliano alle profezie che si autoavverano e alle incapacità apprese: un mio comportamento occasionale viene etichettato (es. “non sai disegnare”), da quel momento il radar è puntato sugli errori (“di disegno). “Toh eccone un altro venuto male”, ti senti ripetere (nel senso che te lo ripetono ma anche che inizi ripeterlo a te stesso) che “non sei portato per il disegno”. Accade due o tre volte. Alla fine inizi a esserne convinto anche te. Cosa accade da quel momento? Ti sforzerai di migliorare? Perché mai, tempo sprecato, non sono portato per il disegno….

Wyne W. Dyer in “Le vostre zone erronee” racconta del circolo vizioso della timidezze e dell’incapacità appresa in matematica .

Funziona così:

1)Sono timido -> 2) Guarda che bella gente -> 3) Ora mi avvicino -> 4) No? Non posso.. -> 5) Perché no? -> Perché -> 1) Sono timido …..

1)Vado male in matematica (sono sempre andato male) -> 2) Stasera devo fare questi problemi di algebra -> 3) Penso di risolverli -> 4) Non ci riesco (dopo 10 minuti).. -> 5) Perché no? -> Perché -> 1) Vado male in matematica …..

Le vostre zone erronee Le vostre zone erronee
Guida all’indipendenza dello spirito
Wayne W. DyerDimmi di più…

Come ne esci? Devi intervenire fra il punto 3 e 4 sforzandoti di staccarti l’etichetta e iniziando a fare proprio quello che fino ad oggi hai pensato di non saper fare. Inizia a smontare la tua convinzione scovando nella memoria tutte le occasioni in cui è stata smentita. Rivolgi il radar in direzione opposta e inizia a rilevare tutte le prove che dimostrano che puoi…. Agisci subito, mettiti alla prova facendo quello che hai sempre pensato di non saper fare.

Questo è quello che hanno fatto i buoni maestri di Daniel, trasformandolo da bimbo problematico a maestro.

Anche per me il compito di italiano era un incubo. Che sofferenza quel foglio bianco! Quanti trucchetti per arrivare a riempire quelle due colonne e mezzo che sfioravano la decenza in fatto di lunghezza del tema. Per non parlare dei contenuti!

…se penso a quanto sto scrivendo adesso….

Quello che ho imparato oggi è che non è mai troppo tardi per superare i propri supposti limiti, per dimostrare a se stessi di essere diversi, migliori, oggi più di ieri, domani ancora di più… 

Grazie Daniel

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