“Il pensiero dicotomizzato, cioé la necessità di dividere tutto e tutti in precise categorie minori e quindi difendere a tutti i costi la rigidezza di tale divisione, è la causa primaria del malanno. Quindi se si è in grado di trascendere questo modo di pensare, si riuscirà anche a diventare una persona perfettamente funzionante”
“Il vostro impulso, allorché inontrerete persone nuove, sarà quello di sistemarle in un certo numero di categorie: conservatore o liberale, giovane o vecchio, buono o cattivo…”
“Questa è la mia missione nella vita: andare al di là degli schemi bianchi e neri che sono in me ed aiutare gli altri a fare lo stesso. Piuttosto che da solo, preferisco che tutti voi mi aiutiate a creare un mondo di gente con un modo di pensare aperto, flessibile; gente capace di ascoltare le domande e le risposte degli altri nel modo in cui debbano essere ascoltate, nell’onesto tentativo di costruire un mondo più umano per tutti noi. Ma per far questo dobbiamo iniziare da noi stessi”.
Wayne W. Dyer “Te stesso al cento per cento – La semplice filosofia d’essere sempre nel tuo momento migliore”
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Te stesso al cento per cento La semplice filosofia d’essere sempre nel tuo momento migliore Wayne W. DyerCompralo su il Giardino dei Libri |
Dei pregiudizi categorici e del pericolo di dividere la realtà in categorie assolute ho già scritto.
Quello che Dyer definisce “pensiero dicotomizzato” ha anche questa controindicazione: fa cadere in quelle che Roberto Vacca definisce “trappole sociali”.
Le “trappole sociali” sono quelle situazioni in cui un’azione consegue un risultato positivo nel breve periodo per il singolo ma consegue risultati negativi a livello sociale (e quindi anche per lo stesso singolo) nel lungo periodo.
Chi pensa per categorie distingue se dagli altri, privilegia i propri vantaggi a scapito degli altri, ma alla lunga si trova in una situazione peggiore.
Occupa l’incrocio stradale per arrivare “prima” e crea l’ingorgo che lo fa arrivare “dopo”. Risparmia sulla manutenzione e crea le condizioni per il disastro. Vende ciò che non serve al suo cliente e ben presto si trova senza clienti.
Queste situazioni sono analoghe a quella nota come dilemma del prigioniero. Tale situazione si realizza quando il comportamento egoistico, non collaborativo, porta i maggiori vantaggi al singolo in una situazione in cui lui non è sicuro del comportamento che adotterà l’altro. Ma se entrambi adottassero un comportamento altruistico, collaborativo, otterrebbero un maggior vantaggio.
Come se ne esce?
Fidandosi, pensando in termini collaborativi, adottando un comportamento inclusivo anziché esclusivo, rischiando di perdere oggi per vincere domani, essendo di esempio per creare un clima di fiducia collettivo.
Questa è la lezione che ho imparato oggi.



