Archivi del mese: aprile 2008

29/04/2008 martedì – Emozioni per imparare

EmozioniS’impara con l’emozione.

L’amicizia, l’amore, la sincerità si imparano attraverso le emozioni che proviamo quando vediamo qualcuno che dà o ci dà amicizia, ci offre la sua sincerità, ci regala il suo amore.

Esprimere le proprie necessità, ascoltare quelle degli altri e rispettarle vuol dire esprimere amore. Lo stesso amore che ci insegna ad amare e ci ripaga con un amore ancora più grande.

L’apprendere è un processo mediato dall’emozione. Quello che accade in un momento di forte intensità emozionale è destinato a rimanere impresso e associato allo stimolo che si riceve in quel momento.

Imparare dalle emozioni, imparare con le emozioni, emozionarsi imparando. Questo è quello che sto apprendendo e che voglio che tu apprenda da queste pagine.

 

foto di Simonetta Thi 
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25/04/2008 venerdì – Liberazione…dalle divergenze

Oggi mi sembra la giornata giusta per rileggere questa pagina tratta da “Come trattare gli altri e farseli amici” di Dale Carnegie:

“Come evitare che una divergenza di opinioni si trasformi in discussione:

Ben venga la divergenza di opinioni

Se si scopre qualcosa a cui non si era pensato, reagire con gratitudine

Non fidarsi della prima impressione

Non mettersi sulla difensiva, mantenersi calmi e tenere sotto controllo la reazione istintiva. Si possono prendere grossi granchi

Controllarsi

Ciò che fa arrabbiare una persona dà la misura del suo valore

Prima ascoltare

Dare sempre all’avversario la possibilità di parlare. Non opporre resistenza; crea solo barriere.

Cercare punti d’accordo

Dopo aver lasciato parlare l’avversario, si considerino i punti d’accordo

Franchezza

Cercare i possibili errori e dichiararli. Scusarsi quando ci si sbaglia. Servirà a disarmare l’avversario e a fargli abbassare la guardia

Promettere di ripensare alle idee dell’avversario e di studiarle attentamente

E poi farlo sul serio.

Ringraziare di cuore l’avversario per il suo interesse

Chiunque si prenda la briga di dissentire sulle idee di qualcuno dimostra interesse per le stesse cose. Considerare un genuino desiderio di chiarificazione facendo, a volte, dell’avversario un amico

Prima di passare all’azione concedere e concedersi il tempo per riflettere sul problema in causa

Proponete un secondo incontro il giorno stesso o il giorno successivo, quando tutto sarà più chiaro, Nel frattempo porsi le seguenti difficili domande:

  • Il mio avversario potrebbe aver ragione? 
  • C’è una parte di vero o di valido nella sua posizione o argomentazione?
  • Sto reagendo in modo da trovare una soluzione o da alleviare una frustrazione?
  • La mia reazione contribuirà ad allontanare o ad avvicinare l’avversario?
  • La mia reazione mi porterà una maggior stima del mio prossimo?
  • Perderò o vincerò
  • Se vincerò che prezzo dovrò pagare?
  • Se me ne starò zitto, la divergenza si gonfierà come una bolla di sapone?
  • Questa situazione difficile mi è di qualche vantaggio?”

Un libro che ho letto e riletto, elaborato, tagliato, adattato, smussato e che mi ha realmente e concretamente aiutato nella vita e nella professione.

L’ho preso in prestito per due volte a distanza di tempo in biblioteca, poi ho deciso di acquistarlo, per averlo sempre a portata di mano quando avrei sentito il bisogno di estrarne pepite dalla miniera di validi consigli utili in tutte le occasioni di relazione.

Grazie Dale.

Come trattare gli altri e farseli amici Come trattare gli altri e farseli amici



Dale Carnegie

Dimmi di più…

 

 

 

 

24/04/2008 giovedì – Impressioni positive

I fattori che più influenzano gli altri nell’ispirare confidenza sono:

  • Il modo in cui ti presenti
  • Il modo in cui ti muovi 
  • Il modo in cui parli

Se cammini in una stanza con una postura eretta, stringi la mano con fermezza e mantieni il contatto visivo con i tuoi interlocutori, prima che tu apra bocca, avrai dato l’impressione di avere doti di leader.

Secondo le ricerche in questo campo, solo il 7% delle attribuzioni della leadership ad una persona sono connesse alla sua conoscenza della materia, il 93% è attribuita in base al suo aspetto, al tono della voce e al come si comporta, ed è questo 93% che ispira a muove gli altri.

Se l’immagine conta, certamente l’abbigliamento ha la sua parte. I’abbigliamento deve essere adeguato all’ambiente, al ruolo, ma deve anche essere tale da farti sentire a tuo agio. Se non sei abituato a portare la cravatta, meglio scegliere uno stie elegante ma senza quell’accessorio, piuttosto che sembrare impacciati.

Il modo in cui parli  conta per un 38% nella qualità del giudizio che ispiri in chi ti ascolta. Le inflessioni dialettali sono in genere da evitare, anche se alcuni dialetti più graditi e suscitano simpatia. Più importante è il tono della voce e la velocità e il ritmo del discorso

Liberamente tratto e rielaborato da english24 nr. 5 maggio 2008 

L'Arte della Leadership - Videocorso in 5 DVD L’Arte della Leadership – Videocorso in 5 DVD
Strumenti pratici dei leader di successo. Ripresa integrale del seminario di novembre a Firenze
Robert DiltsDimmi di piu…

 

Oggi ho imparato che basta allenarsi e concentrarsi su pochi aspetti per migliorare notevolmente l’impressione che lasci.

 

23/04/2008 mercoledì – Morte di una farfalla che scatenò un tornado nel mondo scientifico

Mi è dispiaciuto.

Ho letto sul giornale che è morto Edward Lorenz, il papà della teoria del caos.

Qualcuno si ricorda che se ne parla anche in Jurassic Park?!

Metereologo del MITico MIT Massachussetts Institute of Technology. Nel 1960 creò un semplicissimo ed essenziale modello della metreologia. Era una semplice serie numerica che rappresentava l’intensità e la direzione del vento. La particolarità del modello era che, pur essendo semplicissimo, ripeteva andamenti simili ma sempre diversi. Qualcosa di molto simile all’andamento dei fenomeni naturali.

Un girno accadde un fatto che segnerà la vita di Lorenz. Provò a introdurre nel suo modello i numeri estratti da una serie stampata qualche giorno prima. E lì verificò qualcosa di totalmente inatteso. La serie numerica che ne uscì, invece di riprodurre fedelmente quella stampata nella simulazione precedente, iniziò a divergere, prima impercettibilmente, poi sempre con maggiore evidenza, per prodursi poi in ondeggiamenti, simili alla serie originale, ma di intensità diversa.

Come poteva accadere che immettendo in un modello matematico, nello stesso modello matemetico, dei valori da questo prodotti, il modello proseguiva producendo valori diversi rispetto a quelli della simulazione precedente.

Sarebbe come dire  2+2= 4 +2 = 6+2 = 8  ma partendo da 4 + 2 e aggingendo 2 al risultato si arriva a un numero diverso da 8. Impossibile!

E infatti, Lorenz si accorse che questo paradosso era il frutto di un’approssimazione nei dati presentati nella stampa.

Se la serie calcolata fosse stata 2 + 2,5 = 4,5 + 2,5 = 7 + 2,5 = 9,5  la stampante avrebbe restituito i valori 4  e 7 ma immettendo nel modello il valore 4 si otteneva 4 +2,5 = 6,5 +2,5 = 9.

Naturalmente l’equazione di Lorenz era più complessa e l’approssimazione più piccola, pochi decimali. Ma la particolare configurazione dell’equazione creava enormi differenze dopo poche iterazioni.

Che signinficato pratico ha questa vicenda?

Se molti fenomeni naturali sono ben descritti da equazioni del tipo di quella utilizzata da Lorenz, è sufficiente un piccolissima influenza, quasi impercettibile, un non nulla,  per provocare enormi variazioni nei fenomeni osservati.

Questo spiega, fra l’altro, la difficoltà, tutt’ora presente, nel formulare previsioni metreologiche di medio e lungo periodo.

Ma in questa storia c’è un altro lato interessante.

Questa osservazione fu fatta da Lorenz nel ’61 e pubblicata la prima volta nel ’63. Rimase quasi del tutto inosservata fino alla metà degli anni ’70, quando Lorenz decise di presentarla in modo molto più suggestivo. Il titolo della sua relazione era:

“Può il battito d’ali d’una farfalla scatenare un tornado in Texas?”

Da allora la sua scoperta ebbe una risonanza mondiale, e Lorenz diventò il profeta della teoria del caos. La teoria espanse i propri confini dalla metreologia fino a diventare quasi una filosofia, un modo di interpretare la realtà, una visione del mondo.

Questo dimostra che il modo in cui un argomento viene presentato conta e conta parecchio.

A proposito dell’effetto farfalla guarda questo video :o)

http://video.libero.it/app/play?id=92e46c5f81602f9aae72012fea232182

Grazie Lorenz

 

21/04/2008 lunedì – Torri, cani e stati d’animo

Chiaravalle“Sto fissando la torre per imprimermela nella memoria e ricordarmi per sempre di questo bel momento”.

Ieri gita fuori porta a Chiaravalle.

Sono ormai 12 anni che vivo a Milano, da tempo volevo visitare l’abbazia e ieri ci siamo decisi ad andare.

A un certo punto Antonella si ferma e fissa la torre dalla particolarissima architettura.  “Cosa stai facendo?”, “Sto fissando la torre per imprimermela nella memoria e ricordarmi di questo momento felice”

Stava praticando un’ancora emozionale. Lo stava facendo in modo spontaneo, naturale. Forse le ho anche parlato in passato di questa strategia della Programmazione Neuro Linguistica, ma di certo non se ne ricorda. Gli è venuto naturale farlo.

Ma cosa è un’ancora emozionale. Beh, niente di nuovo. All’inizio del secolo scorso un tale Pavlov riuscì a creare una risposta automatica dei suoi cani ad un preciso stimolo. Pavlov iniziò a far suonare un campanello ogni volta che dispensava cibo ai suoi cani. Ben presto si accorse che bastava far suonare il campanello per ottenere dai cani le stesse reazioni che avevano presentandogli il loro cibo: salivazione, eccitazione. Aveva generato un comportamento condizionato in risposta ad uno stimolo che non aveva nulla a che vedere con il comportamento stesso.

Questo tipo di condizionamento vale per i comportamenti ma vale anche per gli stati d’animo. E’ possibile generare uno specifico stato d’animo in risposta ad uno stimolo neutro. Guardo una foto e l’associo al sentimento che provo per la persona ritratta, ascolto una musica e l’associo allo stato d’amino che avevo nel periodo in cui l’ascoltavo spesso, ricordo l’immagine di una torre e rivivo la spensieratezza, la gioia, la felicità di un momento.

Grazie Lella, per quello che, con o senza consapevolezza, sei capace i insegnarmi ogni giorno

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19/04/2008 sabato – Meglio comunicare meglio

“Mi scrive le misure dell’armadio su quel foglio”. Antonella mi fa un cenno sotto la scrivania. Non capisco ma mi fermo.

Siamo in un negozio di arredamenti in cerca di una nuova cameretta per le nostre bimbe che stanno crescendo.

Quando usciamo chiedo ad Antonella che cosa significasse quel gesto. E qui ho scoperto qualcosa su cui ho riflettuto per tutta la sera: “Ti stavi ponendo in modo troppo aggressivo ed ho pensato di farti un cenno”.

Non me ne ero assolutamente reso conto. E questo, devo confessarti, mi preoccupa.

Quante altre volte mi sarà capitato? Come faccio se non me ne rendo conto?

Queste sono state le prime domande che mi sono posto. Poi , per fortuna, sono passato a domande più produttive: cosa posso fare per evitare che accada ancora?

Quando entriamo in contatto con gli altri, gli altri si formano un giudizio su di noi e sulle nostre intenzioni in base a:

  • cosa facciamo
  • come appariamo
  • cosa diciamo
  • come lo diciamo

Queste sono i quattro elementi da tenere sotto controllo.

L’analisi di cosa facciamo e come appariamo ci porta ad analizzare la nostra comunicazione non verbale: postura, espressione, cambiamenti di posizione sulla sedia, gestualità, …

Cosa diciamo e come lo diciamo riguarda invece il verbale ossia le parole che usiamo e para-verbale ovvero il nostro modo di pronunciarle: tono, volume, vigore e sicurezza della voce…

Su questo attiverò il mio radar quando avrò occasione di relazionarmi con gli altri. Da oggi parte la caccia al tesoro dove il tesoro è la scoperta di altre aree di miglioramento.

Questo è quello che ho imparato oggi.

Grazie Lella.

Padroneggiare le relazioni 

Alla scoperta delle relazioni soddisfacenti

Pensiero Positivo

Per cambiare il tuo modo di pensare

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Strategie per migliorare le relazioni e la comunicazione
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17/04/2008 giovedì – “Aggiustati la cravatta!”

 

Le donne vogliono migliorare il loro partner.

E’ una loro inclinazione naturale.

Ma è anche una delle cose che può rovinare la relazione!

Se il tuo partner indossa una cravatta allacciata male, non farglielo notare a meno che non sia lui a chiederti come è venuto il nodo alla cravatta.

Lui si sentirebbe trattato come un bambino. Poi si comporta come un bambino. Per forza! Se lo tratti come tale lui si comporta come un bambino!

Le donne tendono a fornire consigli non richiesti.

“Posso aiutarti?”, “Lascia che ti  suggerisca questo, lascia che ti suggerisca quello….” …e in questo modo stai allontanando il tuo partner dalla tua vita.

Quello che gli uomini fanno è quasi la stessa cosa all’opposto.

Gli uomini vogliono dare suggerimenti alle donne, lo sai su cosa? Su come dovrebbero sentirsi!

E tu (uomo) non sai come le donne odiano questa cosa!

Lei è arrabbiata e tu gli dici “non dovresti essere arrabbiata”. Gli uomini non capiscono come questo far star male le donne!

Tu sei preoccupata e il tuo partner ti dice “Non ti preoccupare, è una cosa da niente”

E ben presto il rapporto si logora….