Archivi del mese: luglio 2008

31/07/2008 giovedì – Distorsioni cognitive, portafoglio vuoto

“Le sedie da campeggio, eccole lì!”

“Dunque, quella costa 15 euro e 90, l’altra 17. 90. Poi ci sono quelle con i braccioli da 25 euro, quale prendiamo?”

Antonella ed io siamo alla Decatlon di Corsico.

“Aspetta che provo quella da 15.90. Sì è comoda”

“Prova anche l’altra”

“Sì, questa è più comoda. Provale anche te”

“Sì hai ragione quella da 17.90 è più comoda”.

Le guardo bene. Il profilo delle sedie è lo stesso. Una è più colorata dell’altra. Chiedo al ragazzo del servizio clienti.

“Scusa, che differenza c’è fra le due sedie?”

“Sono identiche. Cambia solo la fantasia. Una è bicolore, l’altra è griga”

E voilà. Ho avuto la dimostrazione delle nostre distorsioni cognitive che io stesso avevo descritto qui.

Ci sono cascato io. C’è cascata Antonella.

Prova anche te. Entra in un grande magazzino con qualcuno. Prendi due merci identiche ma di colore diverso e ad una metti il cartellino di un oggetto più costoso. O semplicemente fai finta di conoscere o leggere i prezzi delle merci che state guardando. Funziona bene con i capi di abbigliamento. Chiedi quale è quello di qualità migliore, quale è la stoffa migliore, più resistente. Indovina quale sarà la risposta?

Buon divertimento!

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27/07/2008 domenica – Comunicare, ascoltare, capirsi – anche all’ufficio postale

Ieri ero in fila alla posta per una ricarica di una carta post pay (acquisto on line).

Fare la file alla posta non è una delle mie attività preferite!

C079. E’ il mio numero. Ecco che appare sul display. Devo compilare un modulo.

Lascio passare le persone mentre compilo il modulo.

E065. Cambia la serie della numerazione. Ogni serie corrisponde ad una particolare categoria di operazioni: postali, cono corrente, precedenza per correntisti della posta…

Nel frattempo ho concluso la compilazione del modulo e lo consegno all’impiegato.

La signora che si stava avvicinando allo sportello. Protesta.

“Non si capisce niente. Passano avanti. I numeri vanno come gli pare a loro. Era meglio quando ci si metteva in fila. Hanno chiamato il 79 prima de 65! ”

L’impiegato “Guardi, che l’ho fatta passare avanti proprio per fare prima, doveva compilare un modulo”

“Allora,  il prossimo sportello che si libera io vado io, scusi eh!”

Il botta e risposta è proseguito per un po’ senza che nessuno cedesse.

Cosa è successo?

La signora non aveva compreso la logica della sequenza dei numeri.

L’impiegato non aveva compreso cosa la signora non avesse compreso. E si giustificava per il fatto che io stessi rientrando allo sportello.

E così hanno continuato a parlarsi sensa capirsi. Ognuno viaggiava su un piano completamente diverso. Due piani paralleli che non si sarebbero mai (e non in effetti non si sono) mai incontrati!

Capirsi significa:

  • Ascoltare attentamente ciò che l’altro dice
  • Rimandare indietro un quello che abbiamo capito di quello che l’altro ha detto
  • Utilizzare lo stesso vocabolario dell’altro
  • Utilizzare gli stessi schemi, atteggiamenti, modelli

Anche oggi si è manifestata un’altra occasione per ripassare qualcosa che dovrò sforzarmi di applicare.

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23/07/2008 mercoledì – Gestirsi con successo

“Nella storia delle aziende sono ben poche quelle che hanno chiuso a causa della concorrenza: la più parte devono la loro scomparsa ai problemi interni”

Gianemilio Osculati – Gestire con successo – Il Sole 24 Ore

Mi sembra ovvio. Se la concorrenza crea un problema ad un’azienda è perché internamente non si è riusciti a gestirla. I manager non hanno saputo trovare soluzioni alternative, fornire servizi e prodotti migliori, formulare politiche commerciali diverse, tali da battere la concorrenza.

La risposta interna dell’azienda non è stata adeguata alle condizioni esterne.

Non è difficile condividere queste riflessioni, vero?

Stranamente, se trasferisci questi concetti a livello personale farai più fatica ad accettarli.

Se accade qualcosa nel contesto in cui vivi e questo ti crea un problema farai fatica ad accettare il fatto che il problema è generato dalla tua incapacità a gestirlo.

Ci sono due tipi di situazioni:

  1. quelle che puoi contribuire a cambiare
  2. quelle sulle quali non hai la minima influenza

Riguardo alle prime (sono la maggioranza) ti basterà scegliere le azioni più opportune per ottenere il cambiamento desiderato.

Rispetto alle seconde puoi scegliere come rispondere, come interpretarle, cosa provare.

Sapere che in ciascuna situazione tu puoi fare qualcosa ti dà un potere enorme.

Facile da applicare? No, ma vale la pena provarci.

20/07/2008 domenica – Di’ solo grazie (non giudicare)

“Fate questo esercizio: per una settimana, considerate qualsiasi idea che vi venga presentata con assoluta neutralità; pensate a voi stessi come a un cittadino svizzero; non prendete posizioni, non esprimente opinioni, non giudicate le osservazioni. Se vi sembra di essere strutturalmente incapaci di dire soltanto «grazie», formulate  una frase innocua del tipo: «Grazie. non ci avevo pensato», oppure «Grazie. Mi hai suggerito qualcosa su cui riflettere».

Ciò che ti ha Portato Qui non ti Farà Andare Avanti Ciò che ti ha Portato Qui non ti Farà Andare Avanti
Come evitare le 20 cattive abitudini che possono ostacolare la carriera
Marshall Goldsmith

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Se chiedi un consiglio o un feedback e poi giudichi quello che ti viene detto ottieni due cose:

  1. Tutti eviteranno di darti consigli
  2. Nessuno ti dara un consiglio sincero

Non credo che questo sia il risultato a cui aspiri, vero?

Se non giudichi otterrai invece questi due risultati:

  1. Niente più discussioni inutili
  2. Tanti suggerimenti utili e feedback veramente sinceri

Niente male, vero?

La cattiva abitudine di giudicare è una delle 20 individuate da Marshall Goldsmith.

Sono 20 atteggiamenti che aiutano le persone ad avere successo, ma che da un certo punto in poi diventano il principale ostacolo a progredire ulteriormente nella loro carriera.

“Più in alto si arriva, più i problemi sono di tipo comportamentale”. Per arrivare in certe posizioni le conoscenze tecniche e le capacità sono scontate, altrimenti non si arriverebbe a certi livelli. Quello che fa veramente la differenza sono gli aspetti comportamentali. Il QI è necessario ma non più sufficiente, molto più importante è il QE: il quoziente di intelligenza emotiva.

Inserisci un commento, fammi sapere se dei d’accordo (…ti dirò solo grazie senza giudicarlo!)

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17/07/2008 giovedì – Leadership e lavoro di squadra

Una squadra è tale se ha un obiettivo da raggiungere.

Una squadra ha bisogno di un leader che indichi l’obiettivo, che motivi la squadra e ciascun individuo a raggiungerlo, che crei l’ambiente appropriato perché la squadra trovi il modo di raggiungerlo, ispira, da il la, semina.

Il leader verificherà quali sono gli obiettivi dei singoli membri della squadra e cosa li motivi di più.

Il leader ascolterà i singoli membri per conoscere i loro obiettivi e le loro motivazioni.

Il leader troverà il modo di connettere le motivazioni e gli obiettivi dei singoli con quelli della squadra.

Ascolta, individua, integra.

  •  
    • Il leader innova; il manager amministra.
    • Il leader si concentra sulle persone; il manager sui sistemi e le strutture.
    • Il leader ispira; il manager controlla.
    • Il leader è se stesso; il manager è un buon soldato.
    • Il leader ha una visione a lungo termine; il manager a breve termine                             “

Come si diventa leader – Warren Bennis

Citato in

100 Regole per Motivare gli Altri 100 Regole per Motivare gli Altri
Come riescono i grandi leader a ottenere risultati incredibili senza far impazzire i propri collaboratori
Steve Chandler

Dimmi di più…

15/07/2008 martedì – Posso farti una domanda?

Newton

Newton

 

“Sir Isaac Newton era seduto sotto un albero quando vide cadere una mela.

 

 

Non si fece alcuna domanda.

Non scoprì mai la gravità della cosa”

 

Così si legge sulla pagina pubblicitaria di un’auto di fascia alta (per i più curiosi http://www.curiosi.info)

Dopo questo hai ancora qualche dubbio sull’importanza delle domande?

Primo – perché accada qualcosa a te o perché tu sia il motore di un evento devi porti o porre delle domande.

Secondo – perché accada qualcosa di buono, devi porti buone domande.

Le domande aiutano a spostare la tua attenzione su qualcosa. Le domande aiutano a intepretare le tue esperienze.

Se non sei soddisfatto di quello che provi o provochi, probabilmente quello che devi fare è modificare la qualità delle domande che fai agli altri e a te stesso.

Non riesci a migliorare? Cambia la qualità delle domande circa la qualità della tua vita.

Non riesci a vendere? Cambia la qualità delle domande che fai al tuo cliente.

Non sei soddisfatto delle tue emozioni? Usa le domande per spostare l’attenzione su ciò che genera in te un sentimento positivo. 

Non trovi la soluzione? Poniti domande diverse che ti indirizzano verso le soluzioni?

Esempi di domande tratte da:

Leader di te stesso Leader di te stesso
Come sfruttare al meglio il tuo potenziale per migliorare la qualità della tua vita personale e professionale
Roberto ReCompralo su il Giardino dei Libri

Come migliorare il proprio stato mentale, fisico, finanziario Come migliorare il proprio stato mentale, fisico, finanziario

Anthony RobbinsCompralo su il Giardino dei Libri

Esempi di domande pessime:

  • Perché non ho sucesso?
  • Perché proprio a me?
  • Cosa c’è di sbagliato nella mia vita?
  • Che senso ha quello che mi accade? Che senso ha vivere così?
  • Perché non riesco mai ad imparare nulla?
  • A cosa serve? Perché  provare, visto che tanto le cose non funzionerebbero comunque?
  • Perché non ne faccio mai una giusta?
  • E se mi rifiuta?
  • Perché mi tratti sempre così
  • Perché non mi apprezzi?
  • Cosa posso mangiare di goloso?
  • Perché non riesco a dimagrire?
  • Perchè nessuno mi ama?
  • Perché sono così depresso?

Esempi di domande ottimequalità (tratte da

  • Come posso sfruttare questa situazione?
  • Cosa potrò fare per gli altri in seguito a questa disgrazia?
  • Che cosa mi resta di buono?
  • Cosa c’è di bello nella mia vita?
  • C’è qualcosa che ora posso fare anche meglio di prima?
  • Come faccio ad avere un appuntamento con lei?
  • Che piani devo fare per ottenere il massimo?
  • Quale è la peggior cosa potrebbe capitarmi e come potrei superarla?
  • Cosa amo di più nel mio partner?
  • Cosa mi darà di positivo questa relazione?
  • Cosa potrei mangiare di di leggero ed energetico?
  • Questo cibo mi farà bene mi appesantirà?
  • Come posso dimagrire?
  • Come posso raggiungere il mio obiettivo divertendomi?
  • Quale è il prezzo da pagare se non smetterò con questa cosa?
  • Cosa posso fare per cambiare il mio stato d’animo per essere più amato e più felice?
  • Che cosa mi rende felice ora o cosa potrebbe rendermi felice se volessi?
  • Quali sono i miei ricordi più preziosi?
  • Cosa c’è di veramente bello, ora, nella mia vita?
  • Cosa posso imparare da questa situazione? Come posso sfruttarla?
  • Di cosa posso essere grato?
  • Come posso ribaltare la situazione?
  • Cosa sono disposto a fare e a cosa sono disposto a rinunicare perché la situazione sia come la voglio?
  • Come posso rendere piacevole il processo per fare ciò che devo fare?
  • Come posso dare il meglio in questa situazione?
  • Quali risorse ho per raggiungere questo obiettivo?
  • Cosa devo fare per essere al meglio di me stesso?
  • Come posso comunicare al meglio con questa persona?
  • Come posso esprimere tutto il mio potenziale adesso?
  • Chi amo? Chi mi ama?

Stmapale, leggile, ricordale, sfruttale.

Ehi mi raccomando, ricordati poi di agire di conseguenza!

 

10/07/2008 giovedì – Formatori o pappagalli?

“I pappagalli ripetono meccanicamente ogni cosa che sentono, loro non riescono a distinguere ciò che ha un significato da ciò che non lo ha. TU PUOI.”

E’ l’head line della pubblicità di un software e mi ha fatto pensare al mondo della formazione.

Mi pare, ma forse è solo una mia impressione, che in molti corsi di formazione si senta ripetere sempre lo stesso ritornello. 

Intendiamoci, i ritornelli che si sentono sono efficaci e codivisibili. Niente da dire riguardo al contenuto.

Quello che mi lascia perplesso è l’impressione di una ripetizione impersonale e acritica da parte di alcuni autori e formatori.  Ho proprio l’impressione di una ripetizione a pappagallo di una lezioncina imparata a memoria.

E’ difficile trovare qualcosa di veramente originale, o almeno di realmente sentito, vissuto, creduto.

Forse è una mia impressione. Forse è perché ne osservo tanti e ho imparato a distinguere la “merce buona”. 

Questo non fa altro che rendere merito ai formatori che fanno quel che dicono, che credono in quello che dicono, che ci mettono del loro, che vivono le lezioni che dispensano.

Tu che ne pensi?

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