Archivi del mese: settembre 2008

24/07/2008 mercoledì – Conversare passivamente, ascoltare attivamente

“Conversare, da cum vertere cioé stare con, è l’arte di accogliere con interesse le esperienze dell’interlocutore.”

Interessante . Sovverte il senso comune. La conversazione diventà quasi un’azione passiva.

Il bravo conversatore ascolta più di quanto dica e lo fa con sincero interesse.

Mi fa venire in mente alcuni principi di Dale Carnegie “Come trattare gli altri e farseli amici”:

Come trattare gli altri e farseli amici Come trattare gli altri e farseli amici

Dale CarnegieCompralo su il Giardino dei Libri
  • “Interessatevi sinceramente alle altre persone”
  • “Siate buoni ascoltatori. Incoraggiate gli altri a parlare di se stessi”
  • “Parlate di quello che interessa agli altri”
  • “Fate in modo che gli altri si sentano importanti e cercate sempre di ottenere questo risultato con la massima naturalezza e sincerità”

“…ho incontrato un importante botanico a una cena….me ne stavo seduto sul bordo della sedia e lo ascoltavo parlare… venne mezzanotte. Mi congedai e uscii. Allora il botanico si rivolse al nostro anfitrione e mi coprì di lodi sperticate. Ero il più “stimolante,…il più interessante conversatore fra tutti gli ospiti presenti quella sera. Interessante conversatore io? Perché? Non avevo detto quasi niente. Non avrei potuto dire niente neanche volendo, perché non so nulla di botanica. Però avevo ascoltato con molta attenzione, perché ero davvero interessato e lui se ne era reso conto.”

(tratto da Dale Carnegie “Come trattare gli altri e farseli amici”)

Così come la conversazione richiede un approccio passivo, l’ascolto, di nuovo sovvertendo il senso comune, ne richiede uno attivo.

Infatti ci vuole una bella forza di volontà per:

  • ascoltare
  • non interrompere
  • non finire le frasi dell’altro
  • non dire “lo sapevo”
  • non dichiararsi d’accordo (né in disaccordo: atteggimento neutrale)
  • non dire “no”, “ma”, “però”
  • non distrarsi
  • non distogliere lo sguardo e l’attenzione da chi parla
  • mostrarsi attenti
  • contribuire allo sviluppo della conversazione
  • stimolare l’altro a parlare
  • eliminare qualsiasi tentativo d’impressionare l’altro

(l’elenco è tratto da Marshall Goldsmith “Ciò che ti ha portato qui non ti farà andare avanti”)

Ciò che ti ha Portato Qui non ti Farà Andare Avanti Ciò che ti ha Portato Qui non ti Farà Andare Avanti
Come evitare le 20 cattive abitudini che possono ostacolare la carriera
Marshall Goldsmith

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 Tutte attività che realizzano il vero “ascolto”.

Ancora da Dale Carnegie “Come trattare gli altri e farseli amici”

“Quando Eliot ti ascolta, il suo no è un normale silenzio. E’ una forma di attività. … guarda l’interlocutore come se ascoltasse con gli occhi, oltre che con le orecchie. Ti risponde mentalmente e man mano che parli valluta quello che stai dicendo. Alla fine la persona che ha parlato ha quasi l’impressione che sia stato lui a parlare.

Chiaro e semplice. Vero?”

Questo è quello che ho imparato oggi:

Per migliorare le tue doti di conversatore e le tue doti di ascoltatore la lezione è la stessa: concentrati di più sul tuo inerlocutore e fallo sentire importante, completamente al centro della tua attenzione.

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23/09/2008 martedì – Trappole sociali, dilemma del prigioniero e penisero dicotomico: perché conviene essere altruisti

“Il pensiero dicotomizzato, cioé la necessità di dividere tutto e tutti in precise categorie minori e quindi difendere a tutti i costi la rigidezza di tale divisione, è la causa primaria del malanno. Quindi se si è in grado di trascendere questo modo di pensare, si riuscirà anche a diventare una persona perfettamente funzionante”

“Il vostro impulso, allorché inontrerete persone nuove, sarà quello di sistemarle in un certo numero di categorie: conservatore o liberale, giovane o vecchio, buono o cattivo…”

“Questa è la mia missione nella vita: andare al di là degli schemi bianchi e neri che sono in me ed aiutare gli altri a fare lo stesso. Piuttosto che da solo, preferisco che tutti voi mi aiutiate a creare un mondo di gente con un modo di pensare aperto, flessibile; gente capace di ascoltare le domande e le risposte degli altri nel modo in cui debbano essere ascoltate, nell’onesto tentativo di costruire un mondo più umano per tutti noi. Ma per far questo dobbiamo iniziare da noi stessi”.

Wayne W. Dyer “Te stesso al cento per cento – La semplice filosofia d’essere sempre nel tuo momento migliore”

Te stesso al cento per cento Te stesso al cento per cento
La semplice filosofia d’essere sempre nel tuo momento migliore
Wayne W. DyerCompralo su il Giardino dei Libri

Dei pregiudizi categorici e del pericolo di dividere la realtà in categorie assolute ho già scritto.

Quello che Dyer definisce “pensiero dicotomizzato” ha anche questa controindicazione: fa cadere in quelle che Roberto Vacca definisce “trappole sociali”.

Le “trappole sociali” sono quelle situazioni in cui un’azione consegue un risultato positivo nel breve periodo per il singolo ma consegue risultati negativi a livello sociale (e quindi anche per lo stesso singolo) nel lungo periodo.

Chi pensa per categorie distingue se dagli altri, privilegia i propri vantaggi a scapito degli altri, ma alla lunga si trova in una situazione peggiore.

Occupa l’incrocio stradale per arrivare “prima” e crea l’ingorgo che lo fa arrivare “dopo”. Risparmia sulla manutenzione e crea le condizioni per il disastro. Vende ciò che non serve al suo cliente e ben presto si trova senza clienti.

Queste situazioni sono analoghe a quella nota come dilemma del prigioniero. Tale situazione si realizza quando il comportamento egoistico, non collaborativo,  porta i maggiori vantaggi al singolo in una situazione in cui lui non è sicuro del comportamento che adotterà l’altro. Ma se entrambi adottassero un comportamento altruistico, collaborativo, otterrebbero un maggior vantaggio.

Come se ne esce?

Fidandosi, pensando in termini collaborativi, adottando un comportamento inclusivo anziché esclusivo, rischiando di perdere oggi per vincere domani, essendo di esempio per creare un clima di fiducia collettivo.

Questa è la lezione che ho imparato oggi.

 

17/09/2008 giovedì – Le intelligenze che superano la crisi

65 anni. Insegnante ad Harvard di psicologia da venti anni. Howard Gardner è noto per la sua teoria sulle intelligenze multiple. E’ risultato quinto fra i guru mondiali del management secondo il Wall Street Journal.

Ecco le sette intelligenze:

  1. Intelligenza logico-matematica
  2. Intelligenza linguistica
  3. Intelligenza spaziale
  4. Intelligenza musicale
  5. Intelligenza cinestetica o procedurale
  6. Intelligenza interpersonale
  7. Intelligenza intrapersonale

 

 

Ha identificato le cinque intelligenze che il manager di oggi deve avere per affrontare i tre cambiamenti significativi che caratterizzano i nostri anni:

  1. nuove tecnologie
  2. globlizzazione e interconnessione
  3. diversità (culturale)

Le cinque intelligenze sono:

  1. mente disciplinata
  2. mente sintetizzatrice
  3. mente creativa
  4. mente rispettosa
  5. mente etica

“la distinzione fra chi lavora con competenza e onestà e chi lavora prendendo scorciatoie sta emergendo in maniera chiara proprio in questo periodo di crisi. Le uniche banche che si salveranno sono quelle che non hanno preso scorciatoie”.

“Oggi un buon leader deve essere molto più attento di una volta a impostare il modello di business della sua azienda su principi di onestà e rispetto per gli altri”.

Se ti chiedono di non essere onesto e etico rispondi semplicemte e fermamente:

“Per favore non chiedermelo, altrimenti sono costretto a dirti di no”

(quest’ultima frase è tratta da “Fare carriera – il codice del successo” di Richard Templar)

L'Intelligenza Multidimensionale L’Intelligenza Multidimensionale
Per le psicoterapie innovative
Edoardo Giusti

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13/09/2008 sabato – Cambiare significa reagire diversamente

“Qualcuno ha detto che il nostro carattere è la somma delle nostre abitudini. Allora dovremmo cominciare a classificarci rispetto alle abitudini più comuni…

… Poi ci accorgiamo che certe persone che leggono parecchio e altre che non leggono mai hanno qualche cosa in comune: sono tutti molto altruisti, oppure molto prudenti e timorosi, oppure hanno sempre paura di ammalarsi. Così ci rendiamo conto che le abitudini importanti non sono quelle per cui le persone fanno certe cose ripetutamente. Sono quelle che governano i modi in cui le persone tendono a reagire a eventi esterni o a situazioni di ogni giorno….

… Se cambi il tuo atteggiamento e il modo in cui reagisci al mondo, in effetti cambi il tuo carattere e la tua personalità….

…In effetti se un test ti dice che sei socievole, o che sei poco socievole, questo risultato non ti aiuta molto. Lo sai già quanto socievole o quanto poco socievole, sei. Il punto importante è: quanto socievole riesci a diventare?…

…corriamo tanti … rischi di reagire positivamente o – più spesso – negativamente a stimoli minimi. Puoi scivolare nell’abitudine di esclamare, se piove quando stai per uscire «Guarda lì! Doveva mettersi a piovere proprio adesso! Proprio oggi! Come se sapesse he stavo per uscire!»

Così ti comporti come se il tempo ce l’avesse con te personalmente e ti prepari ad affrontare la giornata male quanto puoi.

Se qualcuno, in famiglia o sul lavoro, ti contraddice, puoi prendere l’abitudine di fare l’offeso…

…così offriamo anche agli altri l’occasione di offendersi e, tutti insieme, ci prepariamo a perdere tempo e a rovinarci una giornata.

Invece, quando piove conviene prendere un impermeabile o un ombrello. Quando qualcuno ci contraddice, conviene cominciare a ragionare – partendo dall’ipotesi che forse ha ragione ed esaminando poi anche altre possibilità. “

Roberto Vacca – Come amministrare se stessi e presentarsi al mondo

Mondadori

 

 

 

 

Cambiare puoi.

Chiediti come ti piacerebbe o vorresti o dovresti reagire a ciò che ti capita. Valuta se reagisci in modo diverso e nel caso allenati a farlo nella direzione che ora sai essere quella appropriata.

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9/09/2008 martedì – Metti un po’ di spezie nella coppia, la ricetta per una relazione felice

Già la formula “Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere” è stata un’intuizione geniale.

Adesso John Gray ha avuto un’altra efficacissima idea per comunicare con immediatezza le sue idee sulle relazioni fra uomini e donne.

La vita di coppia deve essere speziata. Ecco gli aromi (regole) per una relazione felice:

Pepe = sorpesa Spezza la routine con sorprese impreviste e sprizzi di fantasia

Cannella = relax Riserva un momento della giornata per stare tranquillo/a con il partner

Zafferano = comprensione Riconosci le ragioni dell’altro e il vero significato delle parole

Zenzero = complicità Sii comprensivo/a e complice anche quando le cose non riescono come dovrebbero

Cardamomo e coriandolo = emozioni sforzati di fare qualcosa di speciale insieme anche quando si è assorbiti dagli impegni

Gli Uomini Vengono da Marte le Donne da Venere e Sono Tutti sotto Stress Gli Uomini Vengono da Marte le Donne da Venere e Sono Tutti sotto Stress
Continuare ad amarsi quando la vita si complica
John GrayCompralo su il Giardino dei Libri
Libri di John Gray (offerta promozionale 4 libri) Libri di John Gray (offerta promozionale 4 libri)
Gli Uomini vengono da Marte le Donne da Venere + Gli Uomini vengono da Marte le Donne da Venere e sono tutti sotto stress + Marte e Venere si innamorano di nuovo + Marte e Venere si corteggiano
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04/09/2008 giovedì – Comunicare senza parlare

Questa estate sono stato a Monaco.

Non lo sapevo ma a Monaco c’è lo zoo più grande di Europa. Molto bello, c’è un contatto molto diretto con gli animali.

I gorilla, ad esempio, quasi li puoi toccare. Solo un vetro ti separa dal contatto fisico con questi simpatici bestioni.

Mi è dispiaciuto quando, pochi giorni dopo, ho letto della morte di un piccolo gorilla.

La cosa straordinaria è che si chi ha assistito all’evento ha potuto vedere il dolore della madre che ha cercato di risvegliare il piccolo accarezzandolo e coccolandolo.

Dal Corriere della Sera:

“Le immagini di quella madre parlano chiaro e noi quel dolore sappiamo comprenderlo. Ma il fatto più interessante è che tutto ciò ha una base scientifica. Noi sappiamo leggere la sofferenza psichica di una mamma gorilla perché la sua «comunicazione non verbale» è sovrapponibile alla nostra. Non per niente, evolutivamente, siamo parenti stretti. Sappiamo che le grandi scimmie hanno consapevolezza di sé e degli altri e della morte. Ma solo di quella altrui. E questa non è una differenza da poco.”

Mainardi Danilo

Pagina 23
(20 agosto 2008) – Corriere della Sera

Mi ha fatto riflettere.

Sulla potenza della comunicazione non verbale nella comunicazione. Ci capiamo, ci emozioniamo senza parlare.

Sulla potenza del trasferimento delle emozioni basata sulla compassione, l’empatia.

Sulla nostra capacità naturale e di “mettersi nei panni degli altri”, di soffrire quando intorno a noi c’è dolore di star bene quando c’è gioia.

Possiamo sfruttare qusta nostra capacità.

Possiamo utilizzare la nostra comunicazione non verbale, il nostro entusiasmo, la nostra gioia per influenzare positivamente chi ci sta vicino.  E questo è un potere immenso…

La Comunicazione Non Verbale La Comunicazione Non Verbale



Liliana Paola Pacifico

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I Poteri Segreti della Comunicazione Empatica I Poteri Segreti della Comunicazione Empatica
Come raggiungere il successo nella comunicazione interpersonale grazie alla Programmazione Neurolinguistica e alla comunicazione non verbale. Nuova Edizione


Vincenzo Fanelli

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02/09/2008 martedì – Aleksandr Solženicyn: “scusa di chi stai parlando?”

Undici minuti Undici minuti

Paulo Coelho

Dimmi di piu…

 

“…Combinarono l’appuntamento in un ristorante molto chic. Le si presentò un signore elegante, più affascinante e maturo del suo pigmalione precedente. A un certo punto, le domandò:

“Sa dirmi di chi è quel quadro? Di Juan Miro! Sa dirmi chi è Juan Miro?”

Maria rimase zitta, come se fosse concentrata solo sul cibo, alquanto diverso da quello dei ristoranti cinesi. Frattanto, si annotava mentalmente che alla prossima visita in biblioteca avrebbe dovuto prendere un libro su Miró.

L’arabo insistette nella conversazione:

“Quello era il tavolo preferito di Federico Fellini. Cosa ne pensa dei film di Fellini?”

Lei rispose che li adorava. Ma quando l’uomo mostrò di voler scendere nei dettagli, Maria, capendo che la sua cultura non le avrebbe consentito di superare l’esame, decise di affrontare subito l’argomento:

“Non intendo restare seduta qui a fare una figura da idiota. Tutto ciò che conosco è la differenza fra una

Coca-Cola e una Pepsi. Ma lei non doveva parlarmi di una sfilata di moda?”

La franchezza della giovane parve impressionare favorevolmente l’arabo….”

 

 

“…Perché hai scelto questo posto?”

Maria poteva ripetere la bugia del libro, o comportarsi come per i curdi e Juan Miró: dire la verità.

“Per il nome. Non so da dove cominciare. E, per la verità, non so neppure se voglio cominciare.”

La ragazza sembrò alquanto sorpresa di quella dichiarazione franca e diretta….”

—-

 

“…Uscì presto, fece colazione nel solito bar, passeggiò un po’ sul lungolago, incrociò una

manifestazione di esiliati. Una donna con un cagnolino le disse che erano curdi; ancora una volta, invece di fingere di conoscere le risposte per mostrare di essere più colta e intelligente di quanto gli altri pensassero, Maria domandò: “Da dove vengono i curdi?”

Con sua sorpresa, la donna non seppe rispondere. Così va il mondo: la gente parla come se conoscesse tutto e, quando si osa domandare, non sa niente. Entrò in un cybercaffé e scoprì su Internet che i curdi venivano dal Kurdistan, un paese oggi inesistente, diviso fra Turchia e Iraq.

 

…”

—–

“… Poiché aveva il pomeriggio libero, decise di fare una passeggiata e quando raggiunse la parte alta della città, notò una piccola insegna gialla con un sole e un’iscrizione: “Cammino di Santiago.” Che cos’era?

Sull’altro lato della strada c’era un bar e, siccome aveva ormai imparato a domandare ciò che non sapeva, vi entrò per informarsi…..”

—-

 

“…Invece io penso che non ci sia niente di più noioso della pittura: una cosa immobile, un movimento

che si è interrotto, una fotografia che non risulta mai fedele all’originale. Una cosa morta, della quale non s’interessa più nessuno, tranne i pittori – gente che si crede importante, colta, che non si è evoluta come il resto dei mondo. Di certo, lei ha sentito parlare di Juan Miró?

Be’, io Ecco.

Si era tolta un peso enorme dalla coscienza – e fu contenta di tutto ciò che aveva appreso da quando era arrivata in Svizzera: domandare (“Chi sono i curdi? Che cos’è il Cammino di Santiago?”) e rispondere (“Lavoro in un locale notturno”) senza preoccuparsi di quello che gli altri pensavano…”

 

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Undici minuti Undici minuti
Paulo Coelho
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Alexander Solzhenitsyn (Infophoto)

L’altro giorno Fabio, un mio collega, nel corso di una conversazione cita Aleksandr Solženicyn.

Io non so chi sia.  Che fare? Fare finta di niente sorridendo e annuendo o chiedere “Scusa, di chi stai parlando?”.

Qualche anno fa avrei optato di sicuro per la prima opzione. Oggi no.

 

E infatti ho chiesto.

Dopo qualche espressione di stupore “Come, non lo conosci? E’ stato premio nobel per la letteratura, ha scritto “Arcipelago Gulag” ….” mi ha fornito una dettagliata descrizione del personaggio, (se vuoi  saperne di più http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2008/08/Solzhenitsyn-profilo-vita.shtml).

Così, come Maria, la protagonista del romanzo Undici minuti di Coelho, sono stato contento di quanto ho appreso, domandando, senza preoccuparmi di quello che gli altri avrebbero pensato.  

Se non l’avessi fatto non sare cresciuto di un millimetro.

Questa è la lezione che ho appreso oggi.

Grazie Fabio.

Undici minuti Undici minuti

Paulo Coelho

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