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La svolta

 

svolta 

Imparare a comprendere e capire gli altri, magari non condividere le loro posizioni, ma capirli, comprenderli. 

Capire non ha niente a che vedere con la condivisione e l’accettazione.

Imparare ed applicare questo può rappresentare un punto di svolta per me, per te e, perché no, per il mondo intero.

Inizio da me.

Inizia te.

… e vediamo l’effetto che fa.

 

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Luciana Ferrari
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Foto Di letizia.barbi

27/07/2008 domenica – Comunicare, ascoltare, capirsi – anche all’ufficio postale

Ieri ero in fila alla posta per una ricarica di una carta post pay (acquisto on line).

Fare la file alla posta non è una delle mie attività preferite!

C079. E’ il mio numero. Ecco che appare sul display. Devo compilare un modulo.

Lascio passare le persone mentre compilo il modulo.

E065. Cambia la serie della numerazione. Ogni serie corrisponde ad una particolare categoria di operazioni: postali, cono corrente, precedenza per correntisti della posta…

Nel frattempo ho concluso la compilazione del modulo e lo consegno all’impiegato.

La signora che si stava avvicinando allo sportello. Protesta.

“Non si capisce niente. Passano avanti. I numeri vanno come gli pare a loro. Era meglio quando ci si metteva in fila. Hanno chiamato il 79 prima de 65! ”

L’impiegato “Guardi, che l’ho fatta passare avanti proprio per fare prima, doveva compilare un modulo”

“Allora,  il prossimo sportello che si libera io vado io, scusi eh!”

Il botta e risposta è proseguito per un po’ senza che nessuno cedesse.

Cosa è successo?

La signora non aveva compreso la logica della sequenza dei numeri.

L’impiegato non aveva compreso cosa la signora non avesse compreso. E si giustificava per il fatto che io stessi rientrando allo sportello.

E così hanno continuato a parlarsi sensa capirsi. Ognuno viaggiava su un piano completamente diverso. Due piani paralleli che non si sarebbero mai (e non in effetti non si sono) mai incontrati!

Capirsi significa:

  • Ascoltare attentamente ciò che l’altro dice
  • Rimandare indietro un quello che abbiamo capito di quello che l’altro ha detto
  • Utilizzare lo stesso vocabolario dell’altro
  • Utilizzare gli stessi schemi, atteggiamenti, modelli

Anche oggi si è manifestata un’altra occasione per ripassare qualcosa che dovrò sforzarmi di applicare.

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5/3/2008 mercoledì – Mi comprendi?

 “L’esperimento …si basa su un’immagine…: due o tre grandi pesci fluorescenti procedono avanti e indietro su uno sfondo di sassoloni, scogli e alghette. Quando un gruppo di americani e uno di asiatici osservano la scena, raccontano cose diverse. Nella descrizione fatta dagli orientali compaiono due volte in più termini che fanno riferimento allo sfondo di quanto non ne compaiano nei resoconti degli occidentali. E’ come se gli occidentali avessero visto solo i pesci… e avessero trascurato lo sfondo, che è invece sembrato agli orientali quantomento altrettanto importante e degno di nota della pur vistosa fauna ittica.

…i due gruppi hanno letteralmente visto scene diverse, vivono in mondi separati?…

Roberto Casati “L’importanza dello sfondo” Inserto del Sole24Ore della domenica 17/2/2008

Richard Nisbett “Il Tao e Aristotele. Perché Asiatici e occidentali pensano in modo diverso” Rizzoli

Oggi ho assistito a questo scambio di battute. Un mio collega conversa con una mia collega mentre ci avviamo a pranzo: “Tornando da Siracusa ho avuto modo di parlare con Y, mi ha detto che avete fatto l’università insieme e che vi siete incontrate dopo un po’ che sei arrivata in azienda e per un po’ di tempo non vi siete frequentati perché temevi di disturbarla”

La mia collega “Cosa ti ha detto? Ma se ci siamo incontrate quando ho fatto il colloquio! Ma poi ci siamo viste spesso fin da subito…”

Cosa è successo? La compagna di viaggio dava i numeri? O è la collega con cui stavamo andando a pranzo che si è inventata tutto per non far brutta figura? O ancora è il mio collega che ha raccontato una balla?

Dal mio punto di vista hanno torto e ragione tutti e tre!

Il fatto è che ciascuno di noi vede il mondo con i suoi occhiali.

Succede questo: 

Quando comunichi emetti dei suoni che l’altro interpreta in base al tuo tono di voce, al significato che assegna alle parole, che interpreta sulla base delle sue esperienze e delle informazioni che già ha sull’argomento.

Quando poi racconti un fatto accaduto quel fatto è già stato filtrato dai tuoi sensi, dalle tue interpretazioni dei fatti, dalle tue esperienze passate di fatti simili a cui hai assistito. Quello che arriva al tuo interlocutore è la sua interpretazione della tua interpretazione. Insomma è come giocare al telefono senza fili: dici “Giovanna ha fatto la pasta” arriva “La mamma ha detto basta”!

Senza contare che spesso si trasmettono le nostre conclusioni senza riferire le informazioni che vi stanno dietro. Si cancellano certi dati e se ne esaltano altri. Il significato assunto dalle nostre parole quando vengono elaborate dell’altro è diverso da quelle che erano le tue intenzioni.

Chissà cosa ha pensato la compagna di viaggio, cosa crede di aver detto e cosa ha detto. E chissà cosa ha percepito il mio collega, cosa crede di aver detto alla compagna di pranzo, e lei cosa crede che lui abbia detto e cosa pensa di averci riferito.

Probabilmente anche la mia trasposizione su questo post di quello che si sono detti ha pochissimo a che vedere con quello che si sono realmente detti! E se loro avranno occasione di leggerlo magari non si riconosceranno.

Come fare per capirsi di più e meglio?

– attenersi il più possibile hai fatti
– astenersi dall’interpretare e dal giudicare
– chiedere all’altro cosa ha capito, senza dire semplicemente “Hai capito?” perché in quel caso la risposta sarebbe “Certo che ho capito non sono mica scemo!”. Se noti anche in questo caso si assisterebbe alla differente interpretazione di una semplicissima frase?
– chiedere all’altro di riassumerti quello che hai appena detto
– utilizzare parole, immagini , esempi vicini al vissuto dell’altro

Oggi ho imparato quanto è difficile far sì che i nostri universi si conoscano e si capiscano profondamente