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28/05/2008 mercoledì – Sinceramente felici e piangenti

L’emozione era intensa, potevi quasi toccarla.

Sabato scorso. Pranzo in cascina per salutarci. Genitori, nonni, bimbi e la Manu.

E’ l’ultimo anno di scuola dell’infanzia di mia figlia.

E’ l’occasione per ringraziare la Manu. Ha fatto un grande lavoro, e tutti noi gliene siamo profndamente riconoscenti.

Nel momento culminante della festa ci emozioniamo tutti. Fuori i fazzoletti bianchi! Quasi non bastano per asciugare tutti gli occhi umidi.

Io non faccio eccezione. Già, io che scrivo sulle emozioni, che ne sono appassionato, che le studio, che ho letto per 100 notti e più pagine e pagine, testi, articoli, siti, articoli, io oggi ho imparato una cosa.

Le emozioni non le controlli, le gestisci. E in certe occasioni la cosa migliore che puoi fare per gestirle è esprimerle, lasciarle sgorgare dal tuo cuore, senza argini. Una sensazione fantastica, una sensazione di liberazione. Emozionarsi è libertà. Emozionarti ti fa sentire libero, vivo, sincero, vero.

Che bello, tutti eravamo sinceramente felici. Piangenti e felici.

In che occasione ti è capitato di sentirti sinceramente e profondamente felice e libero dopo aver manifestato la tua emozione? Lascia il tuo messaggio. Grazie

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11/05/2008 – La realtà? Questione di convinzioni

“Quanto costa? Sì, si sente che è buono. E quello? Costa così poco? Faccia assaggiare. Bleah! Grazie prendo l’altro”.

Dev’essere andata più o meno così di fronte agli scienziati di Caltech e Standford mentre svolgevano il loro esperimento. Presentavano lo stesso vino all’ignara cavia a cui era stato detto solo il prezzo (falso) delle bottiglie. Con una certa costanza il vino presentato come più caro risultava più gradevole al degustatore.

Successivamente l’esperimento è stato condotto collegando ai degustatori una di quelle macchine che “leggono” l’attività cerebrale.

Bastava dire che il vino che stavano per assaggiare era quello più costoso che si vedeva un’attività cerebrale più intensa nell’area del cervello coinvolta nell’esperienza del piacere.

Altro scenario, altro esperimento.

Columbia University. Tor Wager, neuroscienziato, sottopone a scariche elettriche(!), alcuni studenti volontari per l’esperimento. Dopo le prime scariche viene data loro una crema per attenuare il dolore. Gli studenti reagiscono molto meglio alle scariche. Se non che….se non che la crema in realtà non aveva alcuna proprietà lenitiva.

E allora? Allora tutto viene spiegato dalle immagini sullo scanner cerebrale collegato agli studenti “cavie”. La loro corteccia prefrontale, la zona del cervello associata al pensiero razionale, alla sola notizia che sarebbe stata spalmata loro una crema che preveniva il dolore, rispondeva inibendo l’attività del cervello normalmente eccitata dal dolore. Lo stesso effetto dei farmaci antidolorifici.

Standford. Baba Shiv, neuroscienziato, dà ad alcuni soggetti una bevanda energetica. Un guppo paga la bevanda un certo prezzo. Ad un gruppo viene fornita ad un prezzo scontato. Tutti vengono sottoposti ad alcune prove consistenti nella soluzione di alcuni puzzles. Indovina! Chi aveva pagato il prezzo premio riusciva a risolvere il puzzles più velocemente di coloro che avevano pagato il prezzo scontato anche se le due bevande erano identiche!

Università di Bordeaux. Fedric Brochet, psicologo cognitivista, fa assaggiare a degli esperti una qualità di vino rosso e chiede loro di descriverne le caratteristiche, poi passa ad un vino bianco, poi di nuovo ad un vino “rosso”. Tutti e tre i vini sono descritti con termini adeguati alla tipologia di vino. Venivano indicate sfumature gustative e olfattive normalmente associate ai vini rosso e ai vini neri. Ma….ma gli esperti non potevano sapere che l’ultimo vino rosso che avevano assaggiato era in realtà un vino bianco “colorato”!.

Tutto questo dimostra, su basi scientifiche, come le nostre credenze, le nostre convinzioni, le nostre aspettative influenzano la nostra percezione della realtà. Le immagini dell’attività cerebrale conferma che ciò che ci si aspetta influenza l’intensità delle nostre sensazioni.

Tutto ciò ha forti ripercussioni a livello di marketing. Possiamo alterare la percezione dei prodotti rendendoli più attraenti, più sicuri, più “buoni”, semplicemente aumentando le aspettative in tal senso. Uno dei mezzi per farlo è aumentarne i prezzi, l’altro è creare, con una efficace attività di marketing, aspettative elevate rispetto alla capacità del prodotto di soddisfare i bisogni dei clienti.

Succede tutti i giorni. Auto identiche marcate in modo diverso sono percepite come più sicure, affidabili d’elite, per l’effetto alone delle delle caratteristiche emozionali associate al marchio. Un esempio? Skoda e Wolkswagen, Toyota e Geo.

Ma che dire dell’abbigliamento, tutto prodotto nell’est sempre più estremo e prezzato (e di conseguenza apprezzato) in modo diversissimo, dai pochi euro sul banco del cinesino al mercato, alle centinaia di euro nella boutique di lusso.

Nell’ambito dello sviluppo personale come possiamo sfruttare questa caratteristica del cervello di rendere ogni esperienza il risultato finale di un processo di elaborazione e interpretazione? Come possiamo sfruttare il fatto che se crediamo che qualcosa soddisfi i nostri bisogni interpretiamo i nostri sensi  coerentemente con la nostra convinzione? E che pericoli nascondono queste profezie che si avverano da sé?

Se hai aspettative positive proverai sensazioni più piacevoli, darai più valore alle esperienze che vivi. Aspettative negative producono sensazioni meno piacevoli o spiacevoli e ti porteranno a dare meno valore alle esperienze che vivi. 

Non è tanto importante quello che ci accade, ma come interpretiamo ciò che ci accade. Una stessa realtà può essere vissuta e percepita in modo migliore o peggiore in base alle convinzioni personali.

Cambia le tue convinzioni e cambierai la tua realtà.

Per cambiare convinzioni, cambia la direzione della tua attenzione. Concentrato sul lato positivo delle cose. Trova tutti i riferimenti che rafforzano la realtà che desideri e la tua percezione della realtà muterà in quella direzione. Profetizza la realizzazione dei tuoi sogni e diverrai automaticamente più sensibile a tutto ciò che può aiutarti a realizzarli. 

Nessun “segreto”, niente di particolarmente “magico” o “esoterico”, tutto spiegato da soldida neuroscienza!

 E tu come la pensi? Inserisci il tuo commento

 

 

 

29/02/2008 venerdì – Bambini e Emozioni

Qualche giorno fa ricevo un avviso dalla scuola materna di mia figlia: “Abbiamo organizzato un incontro con la psicologa della scuola dottoressa Simona Rilievi dal titolo <<Trasforma l’aggressività in energia creativa>>”.

Non potevo mancare!

E’ stata una bellissima lezione sulle emozioni dei bambini. Ecco alcuni spunti di cui farò tesoro e che mi piace condividere con te.

  •  E’ importante verbalizzare l’emozione, dare un nome alle proprie emozioni di genitori e aiutare il bambino a esprimerle. Parlare delle emozioni aiuta a gestirle. Con lo sviluppo delle sue capacità verbali il bimbo si dota di uno strumento in più per gestire la propria emotività. Per questo, in genere, è così difficile per un bimbo in età prescolare gestire rabbia, pianto ma anche le emozioni positive.
  • E’ importante riconoscere l’emozione del bambino: mai negarla, minimizzarla, concedere sotto la pressione delle emozioni.  Esempio:
    • “Non arrabbiarti!” – reazione : “come faccio a non arrabbiarmi? Mi arrabbio ancora di più perché non so, non riesco a non arrabbiarmi”
    • “Non essere arrabbiato!” – viene letto come non ESSERE te stesso
    • “Non è niente, cosa vuoi che sia?” Reazione: “per me è tutto, per me è importante!”)

In pratica queste risposte fanno sì che il bambino non si senta compreso, accettato, aiutato.

  • Additare il comportamento e non la persona evitando il sorgere di sensi di colpa inopportuni. Piuttosto spiegare i motivi per cui il comportamento non è accettabile, “Vedo che sei arrabbiato. Ti capisco, ma se ti comporti così puoi farti male o fare male a qualcun altro….”. Solo dopo che il bambino ha espresso come sa, come può, la sua emozione e dopo essersi sentito compreso (e non negato), il bimbo può calmarsi e affrontare il discorso sul piano razionale.

Inutile tentare di controllare l’emozione con la logica, finché l’emozione è forte, è già difficile per noi adulti, figurarsi per i bimbi. E’ proprio una questione fisica, neurologica: lo sapevi che il lobo frontale che controlla le emozioni finisce di svilupparsi solo dopo l’età di dieci anni?

  • Non è necessario sforzarsi di interpretare o capire il moto emotivo del bimbo. E’ molto più importante riconoscerlo e far sapere al bimbo che l’abbiamo recepito.

Potrei continuare e sicuramente continuerò, magari su http://emozioni.piuchepuoi.it/ .

Serata fantastica.

Per finire ecco un possibile approccio pratico alla rabbia:

“Vedo che sei arrabbiato. Ti capisco, ma se ti comporti così puoi farti male o fare male a qualcun altro…., cosa possiamo fare per riuscire a giocare insieme?” e suggerire alternative, vie di mezzo, proporre un premio per il comportamento richiesto (rinforzo positivo) . …

 Oggi ho imparato molto sull’emozioni dei miei figli, e anche sulle mie emozioni.

Grazie Simona.

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27/02/2008 mercoledì – Emozioni forti

Tutta la notte. Ogni mezzora si svegliava e stava male. Poi tutta la mattina.

Alle 12.30 ricevo la telefonata di Antonella: sto andando al pronto soccorso, perché Erica continua a stare male.

Da quel momento, prima strisciante poi sempre più evidente, una sensazione di malessere: preoccupazione? Ansia?

Ecco una buona occasione per analizzare le mie emozioni e mettere in pratica quello che vado predicando bene….

Vademecum per sfuggire dagli stati d’animo negativi:

 1)    Allenati ad ascoltare i segnali emotivi

Cosa sto provando? una sensazione di disagio, un nodo allo stomaco, i miei pensieri rapiti e congelati sul pensiero di mia figlia all’ospedale. Domande che non hanno risposta, o ne hanno tante ma tutte ugualmente insoddisfacenti perchè non sono risposte ma pure ipotesi.

2)    Indaga sull’origine delle tue emozioni

Paura di perdere una parte di me, come altro si potrebbe definire un figlio? Mancanza di certezza sulle cause e l’esito (“sicuramente una banale influenza virale, che domani sarà già dimenticata”, “…. e se così non fosse?”).

3)    Divertiti a scoprire il messaggio positivo dell’emozione

Cosa vogliono trasmettermi queste sensazioni? Allerta, sii pronto, cosa è nelle tue possibilità di fare per migliorare la situazione? Corri a dare supporto a tua moglie e tua figlia!

4)    Usa l’emozione a tuo favore sfruttandola per darti energia, positività e convogliandola verso comportamenti produttivi

Ok, mi concentro sul disagio, sul leggero disorientamento, sulla rabbia (verso chi?), su tutte queste emozioni e le utilizzo per darmi forza, vigore, energia, salutare i colleghi, prendere la macchina, essere forte e sereno, farò quello che posso e che devo per venirne fuori al meglio.

5)    Descrivi ciò che provi infondendo fiducia a te stesso e aprendoti agli altri con sincerità.

Prima di andarmene spiego la situazione ai colleghi, la racconto anche a me stesso, vorrei gridarla a tutte le persone che incontro. 

Mi sento meglio. Parlarne, agire, concentrarmi sullo spettro di emozioni, e guidarle per infondermi forza piuttosto che esserne travolto, funziona!

Sì, posso dire di predicare bene e razzolare altrettanto bene.

Oggi ho imparto troppe cose per poterle riassumere. Ma soprattutto ho provato a me stesso il potere magico delle emozioni.

Grazie a te, scintilla divina conservata nell’uomo e chiamata EMOZIONE

19/02/2008 – Heidi personal coach

 Diario della settimana precedente 

Tutte le mattine Antonella ed io svegliamo le nostre bambe e facciamo colazione guardando Heidi.

Quando si è focalizzati su qualcosa la nostra immaginazione viene colpita da qualsiasi riferimento, più o meno lontano, su cui si concentra la nostra attenzione.

HeidiGuardando Heidi sono sollecitato da continui riferimenti alle tematiche dello sviluppo personale.

Ecco alcuni esempi.

La nonna di Clara, parlando con il nonno si Heidi, si preoccupa di come potrebbe migliorare la sua comunicazione. Dice qualcosa del genere: “Quando riuscirò a spiegarmi in modo da far comprendere le mie intenzioni?”.  Non ritiene che l’altro, pur essendo un montanaro, non sia in grado di comprendere. Si assume la responsabilità del fatto che l’interlocutore comprenda.

Clara è in grado di camminare, ma essendo vissuta in un ambiente asfittico, con educatori (la signora Rottermeier) che badano a sottolineare i punti deboli e gli insuccessi, ha perso la fiducia in se stessa e anche la pur minima speranza di tornare a camminare.

Il nonno di Heidi, Heidi e le altre persone che Clara frequenta in montagna si comportano all’opposto. Rinforzano le positività e i comportamenti positivi, ridando fiducia a Clara. Così facendo riaccendono in lei la convinzione di poter tornare a camminare.

Clara, impaurita dall’avvicinarsi di una mucca, si alza in piedi. Lo fa inconciamente. E’ “parte antica” del suo cervello, quella legata alle emozioni e alle reazioni automatiche, che produce questo “miracolo”. Quado la parte più giovane, quella dove risiedono le funzioni logiche-razionali del cervello, riprende il sopravvento, le sue gambe si afflosciano.

Perchè Clara, pur sapendo come sarebbe bello camminare e sapendo di poterlo fare dopo l’incontro/scontro con la mucca, non riesce a rimanere in piedi?

Razionalmente sa quanto sarebbe bello passeggiare per i prati, ma il suo subconscio le invia dei messaggi contrari: “Attenta, se ti alzi in piedi poi dovrai davvero camminare con le tue gambe”. Clara sa a livello inconscio che perderebbe le attenzioni e le cure che le sono sempre state riservate e, per la mancanza di fiducia in se stessa, pensa di non essere in grado di cavarsela “con le proprie gambe”. Solo quando riuscirà a controbilanciare, non solo a livello conscio, ma anche e soprattuto inconscio e emozionale, questi aspetti negativi con quelli positivi sarà pronta per affrontare la nuova vita.

E Heidi? Heidi rappresenta il pensiero positivo, l’entusiasmo, l’intelligenza emotiva, la caparbietà nell’ottenere quello che si desidera e la capacità di esprimere liberamente le proprie emozioni.

Quello che ho imparato oggi è che quando fai qualcosa bene devi festeggiare e lodarti (anche se gli altri non lo fanno) per rinforzare i comportamenti produttivi.

Ho imparato che, se non fai quello che sai di dover fare, significa che sotto, sotto, hai associato a quell’azione dei risvolti negativi inconsciamente pesano più dei benefici che hai razionalizzato. Quel che devi fare è annegarli in un oceano diimmagini, sensazioni, emozioni positive conseguenti all’azione.

Quello che ho imparato è che, se vivi pensando in positivo, con entusiasmo, coltivando l’intelligenza emotiva, con passione e determinazione, nessuno può impedirti di ottenere quello che desidi.

Grazie Heidi.

E tu? Cosa hai imparato oggi? Condividi le tue esperienze e i tuoi pendieri lasciando un commento.