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L’unica possibilità di comunicare …

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07/12/2008 domenica – Comunicare per farsi ricordare

 

commessa, cassiera“Per cortesia un prezzo alla 25”

“Per cortesia uno storno alla 8”

“Per cortesia un cambio alla 5”

 

 

Mentre cerco gli articoli sugli scaffali risuonano questi annunci di tre cassiere diverse.

Noto:

  • il tono identico degli annunci (la classica cantilena uguale in tutti i supermercati)
  • la stessa struttura dell’annuncio: “Per cortesia……”

Mi sono chiesto perché.

Poi mi sono detto: come fai a vincere l’imbarazzo se devi far squillare la tua voce in un locale in cui sono presenti qualche centinaio di persone?

Ed ecco che tutto è diventato chiaro: ti omologhi, riproduci uno standard talmente noto da diventare afono, dici esattamente quello che le persone si aspettano che tu dica e con il tono che si aspettano.

Per scomparire, o almeno passare inosservati, è sufficiente diventare come tutti gli altri.

Da questa osservazione, banale se vuoi, puoi trarre una buona lezione di marketing e comunicazione.

Se vuoi essere notato e ricordato fai esattamente il contrario di quello che fanno le cassiere:

Diversifica il tuo messaggio, rompi gli schemi, distinguiti

Questa è la lezione che ho imparato oggi: comunicare per farsi ricordare.

 

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Roberto Re, Italo Cillo, Giacomo Bruno, Marco De Veglia, Livio Sgarbi, Giulio Marsala, Silvia Minguzzi, Piernicola De Maria, Matteo Salvo e Italo Pentimalli

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11/05/2008 – La realtà? Questione di convinzioni

“Quanto costa? Sì, si sente che è buono. E quello? Costa così poco? Faccia assaggiare. Bleah! Grazie prendo l’altro”.

Dev’essere andata più o meno così di fronte agli scienziati di Caltech e Standford mentre svolgevano il loro esperimento. Presentavano lo stesso vino all’ignara cavia a cui era stato detto solo il prezzo (falso) delle bottiglie. Con una certa costanza il vino presentato come più caro risultava più gradevole al degustatore.

Successivamente l’esperimento è stato condotto collegando ai degustatori una di quelle macchine che “leggono” l’attività cerebrale.

Bastava dire che il vino che stavano per assaggiare era quello più costoso che si vedeva un’attività cerebrale più intensa nell’area del cervello coinvolta nell’esperienza del piacere.

Altro scenario, altro esperimento.

Columbia University. Tor Wager, neuroscienziato, sottopone a scariche elettriche(!), alcuni studenti volontari per l’esperimento. Dopo le prime scariche viene data loro una crema per attenuare il dolore. Gli studenti reagiscono molto meglio alle scariche. Se non che….se non che la crema in realtà non aveva alcuna proprietà lenitiva.

E allora? Allora tutto viene spiegato dalle immagini sullo scanner cerebrale collegato agli studenti “cavie”. La loro corteccia prefrontale, la zona del cervello associata al pensiero razionale, alla sola notizia che sarebbe stata spalmata loro una crema che preveniva il dolore, rispondeva inibendo l’attività del cervello normalmente eccitata dal dolore. Lo stesso effetto dei farmaci antidolorifici.

Standford. Baba Shiv, neuroscienziato, dà ad alcuni soggetti una bevanda energetica. Un guppo paga la bevanda un certo prezzo. Ad un gruppo viene fornita ad un prezzo scontato. Tutti vengono sottoposti ad alcune prove consistenti nella soluzione di alcuni puzzles. Indovina! Chi aveva pagato il prezzo premio riusciva a risolvere il puzzles più velocemente di coloro che avevano pagato il prezzo scontato anche se le due bevande erano identiche!

Università di Bordeaux. Fedric Brochet, psicologo cognitivista, fa assaggiare a degli esperti una qualità di vino rosso e chiede loro di descriverne le caratteristiche, poi passa ad un vino bianco, poi di nuovo ad un vino “rosso”. Tutti e tre i vini sono descritti con termini adeguati alla tipologia di vino. Venivano indicate sfumature gustative e olfattive normalmente associate ai vini rosso e ai vini neri. Ma….ma gli esperti non potevano sapere che l’ultimo vino rosso che avevano assaggiato era in realtà un vino bianco “colorato”!.

Tutto questo dimostra, su basi scientifiche, come le nostre credenze, le nostre convinzioni, le nostre aspettative influenzano la nostra percezione della realtà. Le immagini dell’attività cerebrale conferma che ciò che ci si aspetta influenza l’intensità delle nostre sensazioni.

Tutto ciò ha forti ripercussioni a livello di marketing. Possiamo alterare la percezione dei prodotti rendendoli più attraenti, più sicuri, più “buoni”, semplicemente aumentando le aspettative in tal senso. Uno dei mezzi per farlo è aumentarne i prezzi, l’altro è creare, con una efficace attività di marketing, aspettative elevate rispetto alla capacità del prodotto di soddisfare i bisogni dei clienti.

Succede tutti i giorni. Auto identiche marcate in modo diverso sono percepite come più sicure, affidabili d’elite, per l’effetto alone delle delle caratteristiche emozionali associate al marchio. Un esempio? Skoda e Wolkswagen, Toyota e Geo.

Ma che dire dell’abbigliamento, tutto prodotto nell’est sempre più estremo e prezzato (e di conseguenza apprezzato) in modo diversissimo, dai pochi euro sul banco del cinesino al mercato, alle centinaia di euro nella boutique di lusso.

Nell’ambito dello sviluppo personale come possiamo sfruttare questa caratteristica del cervello di rendere ogni esperienza il risultato finale di un processo di elaborazione e interpretazione? Come possiamo sfruttare il fatto che se crediamo che qualcosa soddisfi i nostri bisogni interpretiamo i nostri sensi  coerentemente con la nostra convinzione? E che pericoli nascondono queste profezie che si avverano da sé?

Se hai aspettative positive proverai sensazioni più piacevoli, darai più valore alle esperienze che vivi. Aspettative negative producono sensazioni meno piacevoli o spiacevoli e ti porteranno a dare meno valore alle esperienze che vivi. 

Non è tanto importante quello che ci accade, ma come interpretiamo ciò che ci accade. Una stessa realtà può essere vissuta e percepita in modo migliore o peggiore in base alle convinzioni personali.

Cambia le tue convinzioni e cambierai la tua realtà.

Per cambiare convinzioni, cambia la direzione della tua attenzione. Concentrato sul lato positivo delle cose. Trova tutti i riferimenti che rafforzano la realtà che desideri e la tua percezione della realtà muterà in quella direzione. Profetizza la realizzazione dei tuoi sogni e diverrai automaticamente più sensibile a tutto ciò che può aiutarti a realizzarli. 

Nessun “segreto”, niente di particolarmente “magico” o “esoterico”, tutto spiegato da soldida neuroscienza!

 E tu come la pensi? Inserisci il tuo commento

 

 

 

7/3/2008 venerdì – C&A (Creatività&Azione)

Oggi mi è caduto l’occhio su una pubblicità:

“LE IDEE MIGLIORI SONO QUELLE CHE REALIZZI”

“Tutti hanno buone idee, ma le idee valide sono quelle che realizzi. E devi esprimerle e realizzarle nel modo reale.” Jake Burton

La determinazione di Jake ha permesso di trasormare l’attività nel suo fienile in una società del valore di miliardi di dollari.

Quello che ho imparato oggi lo puoi scoprire qui e qui e qui

Non sono sponsorizzato da né HP né da Burton – purtroppo!!! Ma oggi li ringrazio per quello che hanno condiviso e per i sogni che con questi video contribuiscono ad alimentare.

Ci vuole qualcuno che abbia delle idee

Ci vuole qualcuno che agisca per realizzarle

Ci vuole qualcuno che alimenti il fuoco della motivazione con il mantice mantice della passione!

Grazie HP, grazie Burton