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23/09/2008 martedì – Trappole sociali, dilemma del prigioniero e penisero dicotomico: perché conviene essere altruisti

“Il pensiero dicotomizzato, cioé la necessità di dividere tutto e tutti in precise categorie minori e quindi difendere a tutti i costi la rigidezza di tale divisione, è la causa primaria del malanno. Quindi se si è in grado di trascendere questo modo di pensare, si riuscirà anche a diventare una persona perfettamente funzionante”

“Il vostro impulso, allorché inontrerete persone nuove, sarà quello di sistemarle in un certo numero di categorie: conservatore o liberale, giovane o vecchio, buono o cattivo…”

“Questa è la mia missione nella vita: andare al di là degli schemi bianchi e neri che sono in me ed aiutare gli altri a fare lo stesso. Piuttosto che da solo, preferisco che tutti voi mi aiutiate a creare un mondo di gente con un modo di pensare aperto, flessibile; gente capace di ascoltare le domande e le risposte degli altri nel modo in cui debbano essere ascoltate, nell’onesto tentativo di costruire un mondo più umano per tutti noi. Ma per far questo dobbiamo iniziare da noi stessi”.

Wayne W. Dyer “Te stesso al cento per cento – La semplice filosofia d’essere sempre nel tuo momento migliore”

Te stesso al cento per cento Te stesso al cento per cento
La semplice filosofia d’essere sempre nel tuo momento migliore
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Dei pregiudizi categorici e del pericolo di dividere la realtà in categorie assolute ho già scritto.

Quello che Dyer definisce “pensiero dicotomizzato” ha anche questa controindicazione: fa cadere in quelle che Roberto Vacca definisce “trappole sociali”.

Le “trappole sociali” sono quelle situazioni in cui un’azione consegue un risultato positivo nel breve periodo per il singolo ma consegue risultati negativi a livello sociale (e quindi anche per lo stesso singolo) nel lungo periodo.

Chi pensa per categorie distingue se dagli altri, privilegia i propri vantaggi a scapito degli altri, ma alla lunga si trova in una situazione peggiore.

Occupa l’incrocio stradale per arrivare “prima” e crea l’ingorgo che lo fa arrivare “dopo”. Risparmia sulla manutenzione e crea le condizioni per il disastro. Vende ciò che non serve al suo cliente e ben presto si trova senza clienti.

Queste situazioni sono analoghe a quella nota come dilemma del prigioniero. Tale situazione si realizza quando il comportamento egoistico, non collaborativo,  porta i maggiori vantaggi al singolo in una situazione in cui lui non è sicuro del comportamento che adotterà l’altro. Ma se entrambi adottassero un comportamento altruistico, collaborativo, otterrebbero un maggior vantaggio.

Come se ne esce?

Fidandosi, pensando in termini collaborativi, adottando un comportamento inclusivo anziché esclusivo, rischiando di perdere oggi per vincere domani, essendo di esempio per creare un clima di fiducia collettivo.

Questa è la lezione che ho imparato oggi.

 

13/09/2008 sabato – Cambiare significa reagire diversamente

“Qualcuno ha detto che il nostro carattere è la somma delle nostre abitudini. Allora dovremmo cominciare a classificarci rispetto alle abitudini più comuni…

… Poi ci accorgiamo che certe persone che leggono parecchio e altre che non leggono mai hanno qualche cosa in comune: sono tutti molto altruisti, oppure molto prudenti e timorosi, oppure hanno sempre paura di ammalarsi. Così ci rendiamo conto che le abitudini importanti non sono quelle per cui le persone fanno certe cose ripetutamente. Sono quelle che governano i modi in cui le persone tendono a reagire a eventi esterni o a situazioni di ogni giorno….

… Se cambi il tuo atteggiamento e il modo in cui reagisci al mondo, in effetti cambi il tuo carattere e la tua personalità….

…In effetti se un test ti dice che sei socievole, o che sei poco socievole, questo risultato non ti aiuta molto. Lo sai già quanto socievole o quanto poco socievole, sei. Il punto importante è: quanto socievole riesci a diventare?…

…corriamo tanti … rischi di reagire positivamente o – più spesso – negativamente a stimoli minimi. Puoi scivolare nell’abitudine di esclamare, se piove quando stai per uscire «Guarda lì! Doveva mettersi a piovere proprio adesso! Proprio oggi! Come se sapesse he stavo per uscire!»

Così ti comporti come se il tempo ce l’avesse con te personalmente e ti prepari ad affrontare la giornata male quanto puoi.

Se qualcuno, in famiglia o sul lavoro, ti contraddice, puoi prendere l’abitudine di fare l’offeso…

…così offriamo anche agli altri l’occasione di offendersi e, tutti insieme, ci prepariamo a perdere tempo e a rovinarci una giornata.

Invece, quando piove conviene prendere un impermeabile o un ombrello. Quando qualcuno ci contraddice, conviene cominciare a ragionare – partendo dall’ipotesi che forse ha ragione ed esaminando poi anche altre possibilità. “

Roberto Vacca – Come amministrare se stessi e presentarsi al mondo

Mondadori

 

 

 

 

Cambiare puoi.

Chiediti come ti piacerebbe o vorresti o dovresti reagire a ciò che ti capita. Valuta se reagisci in modo diverso e nel caso allenati a farlo nella direzione che ora sai essere quella appropriata.

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“Sforziamoci di pensare in modo più chiaro! Nelle nostre discussioni evitiamo di ripetere pareri che abbiamo sentito una volta da qualcuno che ci sembrava autorevole e informato. Forse era solo uno che parlava bene.

… Raccontiamo agli altri le cose che stiamo capendo e chiediamo agli altri cosa abbiano capito di interessante negli ultimi tempi.

…Prendere per buoni i discorsi degli imbonitori … non ha mai giovato a nessuno”

Roberto Vacca – Comunicare come

Questa è la lezione di oggi.

Grazie Roberto.

 

12/06/2008 giovedì – Guru, istruzioni per l’uso

“Chi crede che tutta la verità sia depositata nella testa di un esperto o in un libro o in una serie di libri, non ha capito la natura del mondo. E’ pronto per credere ai profeti, ai guru. E chi crede ciecamente a qualcuno, va avanti a caso – cioè con una speranza minima di approdare a qualcosa di piacevole.”

Roberto Vacca – Comunicare come

Chi si occupa e pratica lo sviluppo personale rischia di cadere nella fede cieca in un autore, in un formatore, in un coach.

Il bravo formatore, il vero coach, è quello che fornisce gli strumenti, o meglio, svela gli strumenti di cui gli altri già dispongono, per sbrigarsela in modo autonomo e indipendente.

Il carisma e le capacità seduttive del formatore devono essere dosate con sapienza e equilibrio.

Maniteni vigile lo spirito critico, e, sopratutto, sii curioso, cerca spunti ovunque e da tutti, confronta, indaga, cerca le contraddizioni, se puoi risolvile, altrimenti prendi atto che qualcuno si è sbagliato.

Certo, avrai dei formatori preferiti, ma non per questo tutto ciò che viene da loro deve essere accettato e accettabile.

Fin da piccolo ti hanno abituato a pensare che ci sia il cattivo e il buono. Le favole sono popolate da personaggi granitici, tutti d’un pezzo. Totalmente buoni o totalmente cattivi. Bianco o nero.

La vita non è così. Le persone non sono così. Tu non sei così.

Le conseguenze di quest’educazione?

Se ti sorprendi a fare qualcosa di cattivo pensi di essere solo cattivo, da buttare.

Se qualcuno fa qualcosa di buono, farai fatica a riconoscerne degli aspetti critici.

Non accetterai il fatto che le persone possono essere contemporaneamente eroiche e codarde, capaci di atti immensi e di cattiverie atroci.

Per questo non mi piacciono troppo le favole tradizionali. Per questo preferisco inventare le mie favole da raccontare alle mie bimbe.

Oggi ho imparato a mantenere vivo il mio spirito critico e a tenere a bada i miei (pre)giudizi categorici.

 Cosa ne pensi?